L'alto tradimento della nazione
Quando i comunisti italiani insultavano gli esuli giuliano dalmati e volevano cedere mezzo Friuli a Tito: i documenti
22 feb 2022
In un periodo di “ cancel culture”, è normale che in un paese civile vi siano strade, monumenti e associazioni dedicati a gente che voleva cedere migliaia di km quadrati di territorio nazionale a un feroce nemico straniero autore del massacro di 15.000 compatrioti?
Qualche giorno fa, abbiamo pubblicato QUIil reportage di una rivista belga che dimostra come tutto il mondo sapesse delle foibe fin dal 1946. Così, mentre il prof. Tomaso Montanari - proprio nel Giorno del Ricordo - organizzava un seminario intitolato: «Uso politico della memoria e revanscismo fascista: la genesi del Giorno del ricordo» emergeva - secondo uno di quei sublimi contrappassi che regala la ricerca storica - l’”uso politico dell’amnesia” operato dal Partito Comunista Italiano.
Il reportage in questione, di Jean Morena, proveniva dal Museo di Fiume, diretto daMarino Michic, il quale ci sottopone oggi altri straordinari scampoli di una tragedia “dimenticata”. In vista del prossimo 25 aprile, forse ci sarebbe il tempo per invitare il prof. Montanari a discutere di questi due documenti inediti che provengono dall’Archivio dell’Istituto Fondazione Gramsci, attualmente custoditi dal Museo di Fiume.
Uno documenta in modo incontrovertibile l’atroce ostilità e l’odio dei nostri comunisti verso i circa 270.000 esuli italiani di Istria e Dalmazia ; l’altro attesta quello che, per usare un eufemismo, si configura come alto tradimento della Nazione, sempre da parte dei comunisti, che volevano cedere alle armate del Maresciallo Tito mezzo Friuli, fino al Tagliamento.
Cominciamo con il testo del manifesto affisso nel gennaio 1947 a Monfalcone da attivisti comunisti, ripreso dal giornale La Voce Libera di Trieste;
Ecco il testo: "Monfalconesi, antifascisti tutti! Chi sono gli esuli istriani? Essi sono coloro i quali temono il Potere e la Giustizia del popolo! Individui compromessi con il fascismo, borsaneristi ed affamatori del popolo! L'Istria non è più il terreno per i loro sporchi interessi, essi levano le tende e pensano di installarsi in gran parte a Trieste ed a Monfalcone per poter liberamente continuare le loro gesta criminose a danno del popolo lavoratore. Monfalconesi! Monfalcone antifascista non deve dare ospitalità a simile gentaglia, perché prendendo domicilio in queste terre essi non potrebbero che continuare la loro attività antipopolare incrementando la borsa nera, affamando il nostro popolo, cercando con mille sotterfugi di arrestare la democrazia in cammino. [...] La parola d’ordine deve essere: “Via da questa terra gli esuli istriani!” Essi hanno le mani macchiate del sangue del popolo! Lottiamo affinché la nostra terra non venga calpestata da questi criminali! Borsaneristi, affamatori del popolo!".
Era un mese prima del famoso episodio del “Treno della vergogna”: mentre gli esuli giuliano-dalmati tornavano in Italia stipati su treni merci, dormendo sulla paglia, a Bologna i sindacalisti del PCI minacciavano di paralizzare la rete ferroviaria nazionale se il treno si fosse fermato per ricevere i generi di conforto preparati dalla Pontificia Opera Assistenza e dalla Croce Rossa Italiana. Per sottolineare la loro determinazione, versarono sulle banchine il latte destinato ai bambini italiani. E questo due anni dopo la fine della guerra.
Il secondo è un manifestino affisso il 6 aprile 1946 a Udine dalla Federazione Comunista che voleva cedere il Friuli a Tito fino al Tagliamento, vale a dire circa la metà della regione nordorientale: "Friulani! L’Armata rossa di Stalin si appresta attraverso la Slovenia, a liberare anche questo Friuli, che è legato alla Slovenia indissolubilmente da secoli. Friulani! Dovete comprendere che il diritto dei nostri fratelli sloveni a raggiungere il sacro confine del Tagliamento è pienamente giustificato da ragioni storiche, geografiche ed etniche. [...] Solo il comunismo di Stalin che tra poco sarà tra voi con le vittorioe armate rosse potrà darvi giustizia e libertà, stroncando lo sfruttamento dei capitalisti che vi opprimono".
Questi dunque i concetti di “accoglienza” e “diritti” nella tradizione dei comunisti italiani.
Quando si parla di Foibe, dunque, non si deve commettere l’errore di trattare solo delle milizie yugoslave, ma occorre indagare e divulgare tutte le responsabilità dirette dei partigiani rossi italiani che, o lasciarono fare, o collaborarono attivamente con i titini, tanto da fare persino propaganda perché invadessero circa 4.000 km² di territorio italiano.
E fin dai tempi dell’antichità, a chi ha spalancato le porte al nemico, viene chiamato con una sola parola: “traditore ”.