La religione civile di un popolo libro patria religione civile fonte amore bellezza

Archivio Blog Andrea Cionci

Un libro che finalmente parla di Patria: religione civile fonte di amore e bellezza

Un testo pensato anche per i ragazzi, in vista del centenario del Milite ignoto

Finalmente un bel libro per i ragazzi che parla di Patria: “La religione civile di un popolo”, di autori vari, edito da Gaspari. Iniezioni di vitamine per una gioventù defraudata da decenni di valori-base che, pure, sono la pietra angolare dello stato repubblicano e democratico.

“La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino”, recita infatti l’art. 62 della Costituzione. E allora SI PUO’ e SI DEVE parlare senza imbarazzi - e senza timore che nessuno osi protestare - di questa sacralità laica, della “religione civile” che non risponde ad entità soprannaturali - sulle quali si può legittimamente dubitare - ma a realtà fisiche, culturali, antropologiche, linguistiche, geografiche, etniche, storiche e tradizionali, tangibili ed evidenti per tutti.

Il volume pone al centro l'Altare della Patria , il luogo sacro dell'identità italiana, il simbolo della cosa più importante che hanno compiuto gli italiani nell'ultimo secolo e mezzo: una nazione libera, indipendente e unita.

Ma fu il Cimitero degli eroi di Aquileia il vero punto di partenza del processo identitario, poi riformulato con il Sacrario di Redipuglia.

Il fronte dell'Isonzo è il luogo vero, quello dove s'intrecciano milioni di storie di valorosi ventenni di ogni ceto sociale e regione.

Particolarmente pregevoli, le vere “operazioni verità” su battaglie conosciutissime (come Caporetto, una sconfitta, non certo una “disfatta”, come ci viene dipinta da un secolo) e quella della Bainsizza.

Le storie di singoli soldati, eroi, sono commoventi, esaltanti, coinvolgenti per l’alto carico di “azione” e avventura che comportano. Insomma, ci sono tutti gli ingredienti per affascinare i ragazzi e risvegliare in loro le energie morali e intellettuali più positive, soprattutto nel panorama di desolante abbandono valoriale nel quale sono lasciati da media e, purtroppo, spesso anche famiglie.

Questo libro è strutturato per gli insegnanti e gli studenti affinché recuperino il sentimento di una patria comune e dell'immane sacrificio collettivo compiuto per coronare il Risorgimento, così come è scolpito anche sulle lapidi di ogni municipio italiano. Storia della singola comunità e grande Storia diventano così un tutt'uno.

Purtroppo, in Italia si è assistito a una colpevolizzazione del concetto di nazione e di patria , sia a causa della Guerra fredda e della contrapposizione ideologica, sia perché una storiografia NON SCIENTIFICA ha sviluppato dei giudizi emotivi e tranchant sul nostro passato bellico e sociale, poi branditi come un vero randello ideologico dai media, dall’istruzione e dalla politica.

Una volta scomparsa la monarchia, istituzione che simboleggiava direttamente la continuità con il Risorgimento, una volta scomparsi i partiti liberale e repubblicano che alla sua tradizione si ispiravano, si è insistito solamente sul carattere patologico del patriottismo, visto come sinonimo di nazionalismo estremista che “radicandosi nella paura e nell’odio sviluppa affinità con il razzismo”.

Un processo di livello intellettuale miserevole, paragonabile a quelle criminalizzazioni dell’istituto familiare dovute ai litigi o alle violenze che talvolta si verificano nel suo seno. (A questo punto si potrebbe anche criminalizzare il lavoro perché capitano gli incidenti sul lavoro). Tutto ciò che è aggregazione umana, organismo sociale, istituzione, presenta delle criticità e dei fenomeni corruttivi. L’uomo è fatto così, ma senza queste aggregazioni saremmo rimasti all’età della pietra.

Invece, come spiegava il sociologo irlandese – peraltro marxista - Benedict Anderson: “E’ bene ricordare che LE NAZIONI SUSCITANO AMORE, e spesso amore pronto al sacrificio. I PRODOTTI CULTURALI del nazionalismo (poesia, letteratura, musica e arti plastiche) illustrano questo amore in centinaia di forme diverse. Mentre è difficile trovare analoghi prodotti nazionalisti che producano paura e odio”.

Non è quindi pensabile che si possa continuare a interpretare inni, simboli e tradizioni della collettività, che vanno dal 1870 a oggi come espressioni “fasciste” o “di destra”.

Anzi, questi simboli sono proprio ELEMENTI PACIFICATORI, minimi comuni denominatori, così come il padre di un soldato della Rsi e il padre di un partigiano avevano magari servito, durante la Grande Guerra, nello stesso reggimento sul Carso o sul Piave. La Patria unisce gli estremi opposti, come quando sia sul confine occidentale che orientale, fascisti e Antifascisti collaborarono per difendere i confini dell’Italia dall’invasore esterno. La tradizione, poi, collante identitario, unifica, compatta e seduce in nuovi arrivati, contribuendo a integrarli.

Insomma, un libro da comprare, e da sfogliare con i propri figli. Anche piccoli: è pieno di figure.

Dai blog

Cose dell'altro mondo

Un libro che finalmente parla di Patria: religione civile fonte di amore e bellezza

Periscopio

Dayane Mello, GfVip? Non proprio: 007. Gregoraci? Dietro la furia contro la Salemi...

Cosa vediamo stasera?

"True Lies", alchimia e divertimento: la mostruosa efficienza di James Cameron