Un mondo migliore?
"Contro l’empatia" di Paul Bloom. Il nuovo dogma radical è un sottoprodotto del vero amore
10 mag 2021
Anni fa, il lavaggio del cervello era sulla “tolleranza”, ricordate? Oggi è di moda un’altra mielosa truffa manipolatoria , ancora più devastante: l’”empatia ”. Se ne parla ovunque e in continuazione (anche nella recente Conferenza vaticana QUI ) come se, da Socrate in poi, tutti quelli che si sono occupati di filosofia morale avessero “lisciato” la sublime intuizione, panacea di tutti i mali. Aristotele, Tommaso d’Aquino, Ockham, Montaigne, Kant, dilettanti allo sbaraglio che hanno sprecato tempo e inchiostro nel cercare di indirizzare i comportamenti umani al vero bene.
Invece, pensate un po’, il mondo sarebbe migliore solo se tutti provassero empatia, capendo o interiorizzando i sentimenti altrui: se non provate empatia, come sentenzia lo psicologo Simon Baron-Cohen, (il fratello di Borat) siete semplicemente malvagi.
Scrive il linguista americano George Lakoff:"Dietro ogni politica progressista c’è un singolo valore morale: l’empatia”. Ecco, appunto. Se questo non fosse sufficiente a chiarirvi le idee, il noto psicologo canadese-americano Paul Bloom, docente a Yale , (ebreo ateo, non certo un teocon), ha pubblicato “Contro l’empatia” (Liberilibri), un volumetto che demolisce il nuovo dogma: “L’empatia ha i suoi meriti. Può essere una grande fonte di piacere, se riguarda l’arte, la fantasia e lo sport, e può essere preziosa nelle relazioni intime. A volte, può spingerci a fare del bene. Ma, nell’insieme, è una guida morale scadente. È come una bibita dolce e gassata: invitante, deliziosa, dannosa. Getta le basi per giudizi insensati e spesso genera motivazioni che ci spingono a crudeltà e indifferenza. Può condurre a decisioni politiche irrazionali e ingiuste, può corrodere relazioni importanti e renderci peggiori come amici, genitori, mariti e mogli. […] Non c’è bisogno dell’empatia per rendersi conto che sarebbe sbagliato lasciare annegare una bambina. Ogni persona normale entrerebbe nell’acqua e la tirerebbe fuori senza preoccuparsi di alcun fermento empatico”.
(Avevamo già fatto un paragone con i cibi zuccherati QUI).
Del resto, ci sono persone che empatizzano con i carcerati e vorrebbero alleggerire le loro pene, mentre altri empatizzano con le vittime dei loro crimini, esigendo condanne severe. E allora, quale empatia premiare? Pensate solo a cosa succederebbe se il giudice empatizzasse con l’imputato, il vigile urbano con l’automobilista, il professore con lo studente.
“Il medico pietoso fa la piaga purulenta”: ovvio, ma oggi è necessario ricorrere a famosi psicologi per riappropriarci anche delle più banali verità. Non solo la società si basa proprio sulla sospensione dell’empatia, privilegiando razionali (a volte dure) regole di convivenza , ma anche l’amore vero richiede molto più spesso una certa “impermeabilizzazione emotiva” per fare autenticamente del bene alla persona amata. Chiunque sia genitore (1 e 2) sa che, ed esempio, essere severi nell’educazione è la scelta d’amore più generosa e difficile , perché non si prende, in cambio, l’autogratificazione emozionale dai figli. E, di converso, si vedono benissimo i danni tremendi di un'educazione troppo permissiva, troppo "empatica" con le richieste dei ragazzi.
Aggiunge Bloom: “Essere contro l’empatia non significa che dovremmo essere egoisti e immorali. È l’opposto. Se vogliamo essere persone buone e premurose, se vogliamo rendere il mondo un posto migliore, ci riusciremo meglio senza l’empatia: essa è un riflettore che illumina solo certe persone qui e ora. Questo ci porta a curarci di più di loro lasciandoci insensibili alle conseguenze di lungo termine dei nostri atti, e ciechi rispetto alle sofferenze di quelli con cui non possiamo empatizzare”.
L’empatia emotiva, infatti, si esplica solo sulle persone che ci sono simpatiche o che consideriamo vicine, dimenticando la maggioranza silenziosa e, quindi, il bene comune. Se poi parliamo di empatia cognitiva, si noti che tale facoltà è perfettamente impiegata da psicotici, serial killer e truffatori per abbindolare le loro vittime. Provate a empatizzare con un narcisista, o un manipolatore: verrete spolpati.
Considerare l’empatia come criterio principale di relazione col prossimo ha, quindi, un che di luciferino: si rifiuta l’oggettività del reale, la morale naturale, gli antichi valori mosaici di convivenza, si rifiuta la logica, la giustizia, l’equilibrio, il rispetto di se stessi. Insomma, potremmo dire che l’empatia è un sottoprodotto relativistico - e di scarto - dell’Amore cristiano alla base della morale occidentale, fondato piuttosto sull’equilibrio fra verità, carità e giustizia e non certo su emozioni da quattro soldi. Come diceva S. Agostino, “se la giustizia senza carità si può trasformare in crudeltà, la carità senza giustizia è il principio di ogni dissoluzione” (e quindi ancora più grave).
Perfino l’ateo Bloom privilegia senza alcun dubbio la morale razionale, come già qualche milione di filosofi prima di lui: “Questa è qualcosa di più e di diverso rispetto all’empatia. Le decisioni su cosa sia giusto e cosa sbagliato, sulla ragione delle nostre azioni hanno molte fonti d’ispirazione”. Non è infatti facile individuare la scelta giusta per il vero bene, ma l’ultima cosa da fare è proprio delegarla a una mera sensazione “di pancia”. Così, l’autore cita a modello il mondo scientifico, nel quale solo il dibattito logico-razionale ottiene il migliore risultato. Lo stesso dovrebbe avvenire per mettere a fuoco le scelte per il bene degli individui e della società. Praticamente, quello che è avvenuto per alcuni secoli di dibattito etico-filosofico.
A parte le riscoperte dell’acqua calda, il libro di Bloom è molto importante perché spiega, a chi non fosse provvisto di un’immediata capacità intuitiva, l’enorme equivoco alla base di tutte le follie e le contraddizioni del progressismo , che oggi, crollato il castello ideologico del comunismo – pur sempre costruito secondo una struttura razionale - si fonda ormai solo su suggestioni emozionali a basso costo avvitandosi sui baci di Biancaneve in un tragico loop neurodegenerativo.
Insomma: se non volete finire fritti o inscatolati come Sardine , quando qualcuno vi parla di empatia, attenti alla trappola: più empatizzerete, più sarete manipolabili, vessati dalla dittatura dei buoni sentimenti, turlupinati dalla propaganda emozionale e, infine, divorati dai lupi travestiti da agnelli.