L arte del convivio e della corrispondenza i preziosi manuali delle nobildonne

Archivio Blog Andrea Cionci

Finezza di tradizione italiana

L’arte del convivio e della corrispondenza: i preziosi manuali delle nobildonne

16 nov 2022

Nutrirsi e comunicare: due esigenze primarie dell’uomo, antiche come il mondo, che si accompagnano alla storia della civiltà. Cos’è cambiato dal coscio di cervo arrostito, mangiato con le mani davanti al fuoco, per giungere ai deschi sontuosi delle cene d’ambasciata? E da quei vasi d’argilla che, nel II millennio a.C., trasportavano tavolette istoriate in cuneiforme, cos’è servito per arrivare alle più eleganti buste da lettera, in carta d’Amalfi, sigillate con la ceralacca?

Per scoprire – ma soprattutto riscoprire - la storia di gesti antichi, pieni di decoro, delicatezza e rispetto, segnaliamo due deliziosi volumetti opera di due nobildonne,Lucrezia Rospigliosi eGloria Salazar , rispettivamente “Piccolo manuale di corrispondenza” e “L’arte del convivio” (ταῦeditrice). I libri saranno presentati (a inviti) questo pomeriggio in Via Margutta, a Roma. Le appassionate e attente ricercatrici, hanno raccolto presso le famiglie italiane di più antico lignaggio usanze e consuetudini tra le più raffinate per scrivere lettere e far servire i pasti.

Non si tratta solo di utilissimi “Bignami” delle buone forme, oggi quanto mai indispensabili a causa della latitanza di una scuola che si occupa di tutto, tranne che di insegnare a vivere, ma di un’implicita proposta per un cambio di prospettiva: sui rapporti umani, sul quotidiano, sul tempo che dobbiamo riprenderci per le cose davvero importanti.

Pensate solo a quanto cambino lo stile e i contenuti in una lettera scritta a mano, rispetto a un’email: carte che restano, conservando intatti sentimenti e pensieri. Fate l’esperimento: da quanto tempo non scrivete a un amico, a un parente, a una vecchia conoscenza? Vi troverete proiettati in un altro mondo comunicativo, sapendo che quella lettera giungerà con un certo ritardo, quando l’hic et nunc del momento presente sarà ormai svanito.

E’ un buon uso da recuperare insieme alla calligrafia, tanto che avevamo proposto tempo addietro, alle Poste, QUI**** un francobollo speciale, scontato, per lettere scritte a mano dai ragazzi, in modo da riavvicinarli all’arte della comunicazione e, soprattutto della bella scrittura in corsivo. Proposta - ovviamente - caduta nel vuoto. (In compenso, qualcuno ha inventato il “corsivo parlato”).

“Piccolo manuale di corrispondenza” reca diversi esempi di come si fa stampare un biglietto da visita, un invito, una partecipazione. Con deliziosa inventiva, l’autrice ha utilizzato, come esempi, nomi di personaggi storici, per lo più semisconosciuti, dei quali ha riportato le brevi biografie che interrompono l’assetto giustamente compilativo. Fondamentali - e attualissime - le pagine sull’uso del femminile negli incarichi istituzionali e sulla corrispondenza informatica, con note importanti anche dal punto di vista legale. Non tutti forse avranno l’occasione di scrivere al “Custode delle due Sacre Moschee, Sua Maestà il Re dell’Arabia Saudita ”, ma certamente potrà capitare di rivolgersi a un accademico, un politico, o un’autorità civile o religiosa. E sarà molto utile saperlo fare in modo corretto ed elegante.

Dalla lettura del libro si coglie tutta l’importanza della parola scritta, di come essa amplifichi enormemente - anche a livello inconscio – la buona grazia e l’educazione di chi scrive, così come i difetti o le approssimazioni possano, di converso, risultare disturbanti e, a volte, perfino mettere a rischio la concessione a un’eventuale richiesta. Non solo quindi, un manuale per anime belle e persone di buon gusto, ma anche per chi nella vita vuole “vincere” sapendo adoperare una corretta comunicazione nei rapporti professionali.

Così come c’è un altro modo di comunicare rispetto a quello super-approssimativo (soprattutto fra i giovani) e immediato del digitale, esiste una maniera diversa di ricevere ospiti, di cenare in compagnia, che non sia per forza presso le mille varianti etico-etniche del ristorante, nuovo tempio edonistico, coi suoi sacerdoti onnipresenti e onniciarlanti.

Più storica e discorsiva, la prima parte de “L’Arte del Convivio” di Gloria Salazar che parte dall’antica Roma e giunge ai giorni nostri, passando per le tradizioni delle famiglie nobili dell’Italia pre-unitaria. Le curiosità che si apprendono sono tante e divertenti, come, ad esempio, l’esistenza degli Ufficiali di Bocca, nobiluomini addetti ai pasti del Sovrano, o i valletti che aspettavano inginocchiati che il Re restituisse la coppa del vino. La seconda parte, invece, è più normativa e fornisce utili indicazioni sull’uso di tovaglioli, sottopiatti, centrotavola, cartoncini del menù e altri raffinati accessori che armonizzano il buon gusto e il decoro alle necessità più materiali del nutrirsi. Sulla storia dell’apparecchiatura della tavola non è stato scritto molto: solo i banchetti rinascimentali sono stati studiati approfonditamente, ma quasi nulla è stato pubblicato sugli usi italiani del Settecento e dell’Ottocento, secoli dai quali derivano le nostre abitudini attuali. Il lavoro si è quindi basato su un Questionario di domande poste alle famiglie nobili più antiche di tutta Italia, cosa che ha permesso di tirare alcune somme, pur facendo salve le diversità delle tradizioni familiari e regionali. Altre fonti sono stati i diari di viaggio, i racconti di famiglia, le relazioni della vita di Corte, libri di arte, antiquariato, economia domestica etc.

Ciò che emerge è una ritualità dimenticata del pasto in comune, con tutto ciò che vi è sottinteso: il piacere di accogliere ospiti, il rispetto per il cibo, il gusto del bello oggettivo e dell’arte portata in tavola.

Un grido - molto educato, s’intende - sembra levarsi da quelle piccole pagine: non lasciamo che la tradizione italiana dell’eleganza e della buona forma venga sopraffatta dalla brutalità censoria, colpevolizzante e massificante del politicamente corretto, del tutto estraneo alla nostra cultura. Non lasciamo che i meriti, l’impegno, la dignità e la storia vengano appiattiti da una omologazione offensiva e demeritocratica. Quanto al senso del rispetto, della cavalleria e della finezza, gli italiani non devono prender lezioni da nessuno, se non dalla propria tradizione.