Apri trascrizione
Cari amici, ancora su Charlie Kirk. Ehm, ho sentito stasera Mentana nel suo TG che diceva: "Eh beh, certo, eh fa specie sentire la parola antifascista associata a un crimine così efferato. Non dobbiamo dimenticare che l'antifascismo è la base della nostra Repubblica", eccetera eccetera. No? Sì, perché questo attentatore che è stato trovato aveva scritto sulle cartucce "Bella ciao". Bella ciao.
Chiaramente è un po' imbarazzante per la sinistra, no? Questo assassino che scriveva "Bella ciao" sulle cartucce e si proclamava un fervente antifascista. Qualche imbarazzo. Ecco, vorrei togliervi dall'imbarazzo. Vorrei togliervi dall'imbarazzo, eh, perché gli antifascisti non sono nuovi a queste prodezze. Vorrei citarvi il caso della strage partigiana della cartiera Burgo vicino Treviso. È un caso molto poco noto, ovviamente.
In questa cartiera, centinaia di persone — guardie nazionali repubblicane, possidenti, persone anche solo sospettate di simpatie fasciste — a guerra finita, a guerra finita, vennero trucidate: alcune sciolte nell'acido, altre bruciate nei forni, altre buttate nel fiume. Il bello, cioè il bello, il tragico di questa vicenda, è che le notizie che ne abbiamo non vengono dalla parte repubblicana, ma vengono dagli interrogatori fatti dai carabinieri ai partigiani comunisti della Brigata Garibaldi.
Capite? Cioè, in questo articolo che io pubblicai anni fa su Libero, che naturalmente adesso è scomparso grazie ai cari direttori Sechi e Capezzone, grazie al caro editore Angelucci, in questo articolo che fu pubblicato anche sulla carta stampata, come vedete, vennero fuori questi orrendi crimini da parte dei partigiani comunisti; cioè gli antifascisti che scioglievano le persone nell'acido. Ma non lo dico io, eh, lo dice un partigiano comunista, come leggeremo fra poco.
Bene, cominciamo con una citazione da un libro di Bruno Vespa. Non stiamo parlando di Pansa, no, eh, stiamo parlando di Bruno Vespa. Virgolette: "Anche a Treviso ci fu un eccidio rosso come quello delle Fosse Ardeatine a Roma", scrive Bruno Vespa nel suo "Vincitori e vinti" nel 2005, in riferimento alla strage della cartiera Burgo. Una vicenda di 75 anni fa, scrivevo all'epoca — iniziata il 27 aprile '45, adesso saranno 80 anni — e terminata ai primi di maggio.
La struttura industriale a 7 chilometri da Treviso era stata adibita dai partigiani a campo di concentramento per i prigionieri fascisti e per i civili anche solo sospettati di collaborazionismo. La cartiera giunse a raccogliere circa 2000 persone rastrellate nella zona: militari repubblicani, ausiliarie — cioè le donne che militavano nell'esercito repubblicano, l'esercito di Salò — civili più o meno legati al passato regime, possidenti.
Per quanto misconosciuta, la strage è ampiamente documentata, oltre che dai rapporti dei carabinieri, dalle testimonianze dei partigiani comunisti delle Brigate Garibaldi che furono chiamati a deporre nel processo del '49. In realtà, questo eccidio presenta caratteristiche diverse rispetto a quello delle Fosse Ardeatine. Innanzitutto fu compiuto a guerra finita. No, questo non è un dettaglio insignificante. Fu compiuto a guerra finita. Non fu una rappresaglia condotta nel solco delle pur terribili leggi di guerra dell'epoca, come avvenne per le Ardeatine.
Sapete che a Roma era stato... ma si sapeva dovunque, no? Gli occupanti tedeschi avevano annunciato che per ogni militare tedesco ucciso proditoriamente da civili non in uniforme ci sarebbe stata una rappresaglia con la fucilazione di civili, eccetera. Erano le leggi di guerra dell'epoca. Invece alla cartiera Burgo si trattò di processi sommari, torture ed esecuzioni che, come riportano i carabinieri, nemmeno tenevano conto dei nomi degli imputati.
Anche sui numeri non c'è corrispondenza con le Ardeatine. Materialmente furono recuperati solo 100 morti, ma secondo il cappellano delle Brigate Nere, don Angelo Scarpellini, le uccisioni furono 700, mentre per il maresciallo dei Carabinieri Carlo Pampararo 900. Per vari storici furono comunque diverse centinaia. Infatti, come documenta il partigiano e storico comunista Ivone Bizi, i corpi di molte vittime vennero disciolti nell'acido solforico della cartiera o bruciati nei suoi forni, oppure seppelliti in luoghi remoti o gettati nel fiume Sile.
Tale dettaglio fu confermato nel 2007 al Gazzettino anche dal partigiano rosso Aldo Tognana, ex comandante della piazza militare di Treviso: "Il parapetto sul Sile" — parla Tognana — "era tutto sporco di sangue. Di notte avevano portato lì prigionieri fascisti e non, e li avevano uccisi e gettati nel fiume". Inoltre emergono dal processo torture, stupri ed efferatezze sui prigionieri che si spinsero fino alla crocifissione, fino alla crocifissione.
Virgolette: "Tutti i prigionieri venivano portati in cartiera", dichiarò al processo del '49 il partigiano comunista Marcello Ranzato. "I tedeschi, senza che loro venisse toccato un capello, venivano custoditi nel garage. I fascisti invece in altri locali del pianterreno della cartiera. Questi venivano bastonati e seviziati tanto che alle volte udivo urla e rumore di percosse. Venivano anche fatti processi sommari. Simionato Gino, 'Falco' nome di battaglia, era uno dei più attivi seviziatori e percuoteva le sue vittime con zappe o badili nelle ore notturne". Chiuse virgolette.
Come riportato in "La cartiera della morte" (Mursia 2009) di Antonio Serena, con prefazione di Franco Cardini, il 27 aprile furono catturati presso Olmi sette fascisti della banda Collotti che portavano con sé dell'oro. Questo fu spartito fra partigiani comunisti e democristiani. I prigionieri furono tutti uccisi, anche una donna incinta, amante di Gaetano Collotti.
Il 29 aprile don Giovanni Piliego si recò alla cartiera per confessare dei prigionieri visitati il giorno prima, ma questi erano già stati uccisi. Si rivolse così al vescovo Mantiero, che protestò con il CLN e con gli americani. Il 30, militari americani giunti con una jeep imposero la cessazione delle attività, ma gli ammazzamenti continuarono. Virgolette: "Dopo la liberazione abbiamo avuto cinque giorni di carta bianca", testimoniò il partigiano Romeo Marangon. "Abbiamo continuato gli arresti".
In realtà, come testimoniò don Ernesto Dal Corso, parroco di Carbonera, le esecuzioni proseguirono ben oltre il 30. Virgolette: "La maggior parte delle uccisioni avvenne dietro una specie di processo presenziato da tali Polo Roberto, Sponchiado Antonio, Brambullo Giovanni, Zancararo Silvio, Trevisi Gino". Anche dopo lo stop ordinato al CLN, invece: "Simionato Gino ha ammazzato un numero di 37 persone dicono a colpi di badile", spiega lo studioso Massimo Lucioli.
Testimoni oculari riferirono al processo come il giorno 4 un sottotenente della Guardia Nazionale Repubblicana, Luigi Lorenzi di 20 anni, catturato nonostante il lasciapassare del CLN, venne preso di mira perché aveva difeso un'ausiliaria dalle violenze dei partigiani. Altri raccontarono di come egli portasse una medaglietta religiosa al collo; minacciato di crocifissione, rifiutando di togliersela avrebbe risposto: "Muoio come il Nostro Signore. La croce che Gesù Cristo ha portato non può far paura a un cristiano".
Chiuse virgolette. Stando alle testimonianze e ai referti, Lorenzi fu inchiodato a due assi di legno, frustato e poi gli venne spaccata la testa. Come da lettera del Comune di Breda, il giorno 8 la madre di Lorenzi andò dal sindaco, il partigiano Giuseppe Foresto, che aveva contatti con i partigiani della cartiera, il quale le rispose mentendo che suo figlio era stato rimesso in libertà due giorni prima.
Su denuncia dei familiari delle vittime fu istruito il processo già nell'estate del '45, ma in un brutto clima. "Nessuno vuole parlare", riferiscono i rapporti dei carabinieri. "Tutti sono terrorizzati perché i colpevoli sono in circolazione. Coloro che potrebbero dare preziose notizie vivono ancora sotto l'incubo della rappresaglia". Chiuse virgolette.
Il processo a carico del solo Gino Simionato e di altri ignoti andò avanti fino al '54, quando il giudice Favara così sentenziò: "Pur essendo altamente deplorevole l'indiscriminazione con cui taluni partigiani o patrioti ebbero a sfogare la malrepressa rabbia troppo spesso senza accertarsi prima della colpevolezza dei singoli individui rastrellati, dichiaro non doversi procedere a carico degli imputati in ordine ai reati loro rubricati perché estinti per effetto amnistia". Si trattava dell'amnistia promulgata da Togliatti nel '46, poi reiterata nel '53.
Ecco, il mio articolo finiva qui. Ripeto: tutte le testimonianze citate sono di partigiani comunisti interrogati dai carabinieri o di parroci locali. Quindi, quando a scuola ai vostri figli fanno cantare "Bella ciao", gli raccontano tutte quelle storie, quelle cosette eccetera, voi dite ai bambini di chiedere alla maestra: "Ma signora maestra, lei sa della strage della cartiera Burgo quando i partigiani che cantavano 'Bella ciao' sciolsero centinaia di persone nell'acido, le ammazzarono, le buttarono nel fiume, le bruciarono nei forni della cartiera?".
Ecco, fateglielo chiedere ai vostri bambini, perché è importante. È importante che fin da piccoli questi bimbi comprendano che a scuola gli raccontano un sacco di stupidaggini, per usare un eufemismo. Chi confisca la storia confisca il presente, ricordatevelo bene. Diciamo che gli effetti di questa confisca storica si vedono in modo estremamente visibile soprattutto in questo periodo. Grazie per avermi ascoltato fin qui. Spero di ritrovare l'articolo originale grazie al Wayback Machine e semmai ve lo pongo in descrizione, altrimenti dovrete accontentarvi del testo che abbiamo visto qui sul cartaceo. Grazie a coloro che sostengono il nostro lavoro. Un caro saluto a tutti.
️ STUDIO SULLA SEDE IMPEDITA - SCARICABILE
https://www.codiceratzinger.eu/_f…
️ QUI LE EMAIL DEI CARDINALI:
https://drive.google.com/file/d/1…
️ QUI LO STUDIO CANONICO SULLA SEDE IMPEDITA: https://drive.google.com/file/d/1…
PER SOSTENERE L’INCHIESTA "CODICE RATZINGER" E L'ATTIVITÀ DI QUESTO CANALE SI PUÒ CONTRIBUIRE ALL'IBAN: IT75I0303203207010000855640 ("donazione", conto intestato al sottoscritto)
PER DONAZIONI PAYPAL codiceratzinger@libero.it
canale Telegram:
https://t.me/AndreaCionci
canale Facebook:
https://www.facebook.com/codicera…
️ CANALE GEMELLO SU ODYSEE.COM
https://odysee.com/@codiceratzing…
#codiceratzinger #andreacionci