Benedetto XVI e i “1000 anni”: risolto l'enigma finale sulle dimissioni di Ratzinger

È appena uscito un video di un signore che afferma di contestare e di smontare punto per punto Codice Ratzinger. Non ho ascoltato tutto il video perché già la prima sua affermazione mi ha fornito un po' la caratura di quello che doveva essere questo intervento: viene giudicato il mio libro di una "grande mediocrità intellettuale". Sempre con titoli cruscanti questi contestatori, no? Sempre devono essere offensivi, devono partire subito aggressivi col piede sbagliato.

Comunque, questo signore dice che una delle affermazioni che faccio nel mio libro è che l'articolo sul Corriere della Sera che riguardava gli errori di Luciano Canfora sia stato rimosso dal web, e invece lui dice: "No, l'ho trovato, l'ho trovato sul Corriere del Mezzogiorno". Ora, questo signore forse dovrebbe rileggere bene il libro e gli articoli che hanno trattato di questo tema, perché io ho specificato esattamente che l'articolo web sul Corriere Nazionale, sulla pagina Nazionale, era stato rimosso, ma non avevano fatto il lavoro in modo completo per cui era rimasta una versione, diciamo, rudimentale, basica HTML, come credo che si dica, della pagina del Corriere di Bari, Corriere del Mezzogiorno di Bari. Perché Luciano Canfora è di Bari, quindi il Corriere aveva ripreso anche sulla pagina locale l'articolo che trattava degli errori della Declaratio, e io stesso per primo dico che quell'articolo è ancora visibile perché ne rimane un lacerto sulla pagina regionale del Corriere della Sera.

Quindi, visto il tipo di contestazione, poi non ho ritenuto opportuno proseguire con l'ascolto di questo video, ma vorrei fornire una risposta a tutti coloro che attaccano il Codice Ratzinger proponendo loro la spiegazione del cosiddetto "principe" dei Codici Ratzinger, cioè la frase più rivelatrice, più importante che Papa Benedetto ha inserito nei suoi nove anni di comunicazione sottile. Questo messaggio è contenuto nel libro "Ultime conversazioni" che voi sicuramente conoscete, il libro-intervista del giornalista Peter Seewald del 2016, quando era già in sede impedita da tre anni.

Allora, facciamo una premessa. Nei duemila anni di storia della Chiesa hanno abdicato dieci papi: sei nel primo millennio e quattro nel secondo. L'ultimo papa abdicatario riconosciuto è Gregorio XII nel 1415. Prima di lui c'è Celestino V, l'abdicatario per eccellenza, colui che fece il gran rifiuto nel 1294. Quindi l'ultimo abdicatario è Gregorio XII nel 1415. Ed ecco cosa c'è scritto nel libro "Ultime conversazioni" a pagina 31, quando Seewald chiede a Papa Benedetto: "C'è stato un aspro conflitto interiore per giungere a questa decisione delle dimissioni?". Benedetto risponde: "Non è così semplice. Naturalmente nessun papa si è dimesso per mille anni, e anche nel primo millennio ciò ha costituito un'eccezione".

A pagina 231 si ripete il concetto per la seconda volta: "Benedetto XVI, il 265esimo papa nella storia della Chiesa cattolica, eletto il 19 aprile del 2005, l'11 febbraio del 2013 ha annunciato le sue dimissioni divenute effettive il 28 febbraio seguente. È il primo papa dopo mille anni ed è l'unico nel pieno possesso dei propri poteri a compiere questo passo". Allora, intanto, come si può scrivere nel 2016 che Benedetto "è" il 265esimo papa? Tre anni dopo le dimissioni Seewald doveva scrivere: "Benedetto XVI è stato il 265esimo papa", no? In modo conforme alla narrativa bergogliana. Ma appunto, nella prosecuzione del periodo leggiamo ancora una volta: "È il primo papa dopo mille anni ed è l'unico nel pieno possesso dei propri poteri a compiere questo passo".

Ora, se negli ultimi 1000 anni storicamente hanno abdicato quattro papi, di cui l'ultimo nel 1415, e nel libro si legge che Benedetto è il primo papa dopo mille anni ad essersi dimesso, mi dispiace cari contestatori, ma i conti della serva non tornano. Infatti, se Papa Benedetto avesse ritenuto di essere abdicatario, avrebbe detto: "Negli ultimi 598 anni nessun papa si è dimesso", calcolando l'ultimo abdicatario prima di lui, Gregorio XII. Giusto?

Allora questo vuol dire indiscutibilmente che la parola dimissioni per Papa Ratzinger non equivaleva ad abdicazione, cioè una rinuncia ad "essere" papa. Ergo, Papa Benedetto XVI non ha mai ritenuto di essere abdicatario. Un errore, una svista ripetuta due volte? No, perché a pagina 17 leggiamo che il libro è stato autorizzato e approvato da Papa Benedetto. Allora, nella sua Declaratio è quindi da escludersi in modo assoluto qualsiasi uso disinvolto, distratto di munus e ministerium o anche solo una qual minima intenzione di rinunciare al papato, che peraltro non avrebbe mai potuto essere differita di 17 giorni, in quanto sia l'abdicazione che l'elezione del papa sono atti puri e per diritto divino, ancor prima che canonico, devono avere una validità simultanea dal momento in cui si dichiarano.

Quindi queste frasi in "Ultime conversazioni" — "nessun papa si è dimesso dopo mille anni", "sono il primo papa ad essersi dimesso dopo mille anni" — fanno piazza pulita definitivamente di ogni contestazione sulla Declaratio e di ogni pretestuosa e strumentale affermazione circa una impossibile sinonimia fra munus e ministerium. Del resto ricordiamo che nella Declaratio Papa Benedetto dice di aver ricevuto il ministerium, al quale dichiara di rinunciare, "per manus cardinalium". Allora, siccome il munus è concesso da Dio e il ministerium è concesso dai cardinali, se lui rinuncia a qualcosa che gli è stato concesso dai cardinali vuol dire che si riferisce esclusivamente al potere di "fare" il papa, dato che l'essere papa gli viene concesso da Dio.

Quindi Papa Benedetto assolutamente non può essere considerato abdicatario, egli stesso non si considerava abdicatario. E questo fa anche piazza pulita di tutti i teorici dell'errore sostanziale, quella teoria secondo cui Papa Benedetto si sarebbe confuso, no? Perché siccome non sapeva fare bene il papa, era un po' alle prime armi nel mondo ecclesiastico, allora si è confuso, ha utilizzato i termini scambiandoli ed è rimasto papa contro la sua volontà. Capite? Questa è la grande intelligenza della teoria dell'errore sostanziale portata avanti da alcuni statunitensi tipo Ann Barnhardt, credo anche Edmund Mazza e altri studiosi della questione.

Quindi, come abbiamo visto, per Papa Benedetto assolutamente questa affermazione significa che lui non si considerava abdicatario, tanto che per questo motivo dichiarava in "Ein Leben", altro libro-intervista di Peter Seewald del 2020: "La situazione di Celestino V non può in alcun modo essere invocata come mio precedente. In alcun modo". Lo abbiamo già detto ieri, quindi non c'è la minima attinenza fra Celestino V e Benedetto XVI perché il primo ha abdicato, il secondo si è auto-esiliato in sede impedita.

Ma adesso entriamo nel vivo della questione con la seconda acquisizione. In "Ultime conversazioni", come avete letto, si fa riferimento a un papa di mille anni prima che avrebbe dato dimissioni simili a quelle di Benedetto XVI: "È il primo papa dopo mille anni", e quindi vuol dire che prima di lui c'è stato un altro papa che ha fatto qualcosa di molto simile. Già nel 2021 avevamo capito che l'alter ego di Benedetto XVI del primo millennio doveva essere il papa Benedetto VIII, Teofilatto dei conti di Tuscolo. Tuttavia, grazie all'ausilio del professore Brunoni, docente di storia della Chiesa, siamo riusciti a sciogliere un equivoco che si è tramandato nelle fonti storiografiche, per cui abbiamo capito che cosa è successo esattamente nel 1012-1013, esattamente 1000 anni prima della Declaratio di Papa Benedetto.

Nel 1012 era morto il papa Sergio IV e quindi come successore — all'epoca il papa veniva eletto sostanzialmente dalle famiglie baronali romane — viene eletto Teofilatto dei conti di Tuscolo che assume il nome di Benedetto VIII. Ma contemporaneamente la famiglia antagonista dei Crescenzi elegge un altro papa che assume il nome di Gregorio VI. Allora questi due papi si scontrano, però Benedetto VIII riesce a conquistare il Laterano e comincia a governare facendosi consacrare autonomamente, cioè facendosi conferire il ministerium in modo autonomo da un laico e cominciando a governare senza la dovuta conferma imperiale. Perché all'epoca, secondo il Privilegium Ottonis, il papa veniva eletto dal popolo di Roma ma il ministerium, cioè il via libera definitivo per fare il papa, per governare, veniva concesso dall'imperatore.

E infatti, in tutta risposta, Gregorio VI si reca in Germania dal re Enrico II, allora sovrano di Germania e d'Italia e futuro imperatore, per rivendicare i propri diritti e farsi dare il vero ministerium dall'imperatore, il via libera definitivo per governare. Al che Benedetto VIII nel 1013 appunto, come abbiamo detto, rendendosi conto di non avere le carte in regola e di essere stato preso in contropiede dal suo antagonista Gregorio VI, che cosa fa? Scrive a Enrico II per annunciare il proprio ritiro o "passo indietro" (in tedesco "Rücktritt", parola usata anche per le dimissioni di Ratzinger). Dichiara all'imperatore Enrico II di non avere il consenso imperiale a governare, quindi la mancanza del ministerium canonico. Rinuncia così al proprio ministero che si era autonomamente conferito, rimettendolo nelle mani del sovrano.

Ecco che Benedetto VIII nel 1013 anche lui dichiara di rinunciare al ministero, così come mille anni dopo esattamente avrebbe fatto Benedetto XVI. Ma c'è una differenza. Innanzitutto Enrico II accolse questa dichiarazione di Benedetto VIII e decise di conferire a lui il ministerium, lasciando Gregorio VI a bocca asciutta, il quale fu dichiarato antipapa e sparì dalla storia. Invece Benedetto VIII poté governare felicemente, fu anche un papa di grande carattere e di grande energia, governò molto bene.

Ma allora che cosa rende Benedetto XVI l'unico papa nel pieno possesso dei propri poteri ad aver compiuto questo passo, come si legge in "Ultime conversazioni"? La differenza è questa: Benedetto VIII, come abbiamo visto, dichiara all'imperatore una rinuncia al ministero illegittimamente già acquisito, mentre Benedetto XVI dichiara ai cardinali una futura rinuncia al ministero di cui è legittimamente possessore, perché egli specifica nella Declaratio che quel ministerium gli è stato concesso "per manus cardinalium" nel 2005 alla sua elezione. Passato verso il futuro, illegittimità versus legittimità.

Ecco perché Benedetto è stato davvero il primo papa della storia a dare queste particolarissime dimissioni dal ministero. È stato il primo a farlo mentre era nel pieno possesso dei propri poteri. Ora, il riferimento perfetto degli ultimi mille anni a Benedetto VIII è la chiave per capire non solo come Ratzinger non abbia mai abdicato, ma come la sede totalmente impedita sia stata indotta da lui stesso. Solo in questo modo poteva annullare i suoi nemici permettendo loro un lasso di tempo per manifestare i loro scopi anticristici, e su questo vi rimando poi all'articolo su Ticonio, il teologo romano amatissimo da Papa Ratzinger.

Quindi un piano geniale di difesa contro la Mafia di San Gallo che lo pressava ad abdicare. In sostanza Papa Benedetto ha annunciato che dopo 17 giorni i cardinali, convocando un conclave alle sue spalle mentre era ancora legittimamente in carica, gli avrebbero tolto il trono, lo avrebbero detronizzato; lui avrebbe perso il ministero e sarebbe entrato in sede impedita, uno status canonico dove il papa resta papa. E quindi, se il papa non è morto e non è abdicatario ma impedito, qualsiasi papa che viene eletto al suo posto diventa un antipapa e il suo pontificato dovrà essere annullato dall'inizio alla fine.

Ecco perché Ticonio dice: "Nella Chiesa di Cristo è annidata la Chiesa del diavolo". Quand'è che verrà alla luce questa chiesa del diavolo? Con la "grande discessio", cioè un ritiro della Chiesa di Cristo che fa venire alla luce la Chiesa del diavolo, salvo poi, diciamo, aspettare il fatto che, come da seconda Lettera ai Tessalonicesi, il soffio di Gesù Cristo spazzi via il mistero dell'iniquità. Quindi il piano canonico di Papa Benedetto è un piano antisurpazione assolutamente perfetto.

Ma la cosa che lascia veramente stupefatti è questa incredibile coincidenza del Papa Benedetto VIII nel primo millennio. Se ci pensate: nel primo millennio l'ottavo, nel secondo il sedicesimo. Esattamente mille anni prima, nel 1013, un altro papa fa questa eccezionalissima dichiarazione di rinuncia al ministero, simile a quella che avrebbe fatta Benedetto XVI. Cioè, qui siamo di fronte non solo alla genialità dell'uomo Joseph Ratzinger in termini di fede (vabbè non c'è neanche da discutere, è stato tutto preparato a tavolino con lo Spirito Santo per cui neanche vale la pena parlarne), ma in termini laici non si può non rimanere stupefatti di fronte a queste sincronicità junghiane, se vogliamo chiamarle così.

Vi rendete conto? Sembra che questo piano di Papa Benedetto sia stato preparato da millenni da una sorta di logica nascosta della storia. Quindi tutti coloro che vogliono contestare il Codice Ratzinger mi devono dare una risposta sul perché Papa Benedetto ha scritto che era il primo papa da mille anni ad essersi dimesso, perché è stato il primo ad averlo fatto nel pieno dei propri poteri, perché nel primo millennio è stata un'eccezione. Quindi buon lavoro a tutti, un caro saluto dal vostro Andrea Cionci.

di Andrea Cionci