Caso Orlandi: l'estrema difesa di Bergoglio che scredita Ratzinger e Wojtyla

Che strano: si riapre il caso Orlandi. Fioccano le serie della corazzata mondialista Netflix, programmi TV, inchieste, testimonianze a casaccio, dichiarazioni shock e misteriosi, ombratili silenzi da parte del Vaticano.

Proprio di recente Bergoglio ha deciso di far aprire un fascicolo a 40 anni dalla scomparsa di Emanuela, avvenuta il 22 giugno 1983. Il fratello, Pietro Orlandi, è stato appena ascoltato come persona informata sui fatti, ovvero come testimone, nell'ambito della nuova inchiesta.

Guarda caso, a uscirne pesantemente screditato è Papa Giovanni Paolo II, e sotto attacco vengono messi degli anziani cardinali come, per esempio, il decano Giovanni Battista Re. Chissà come mai.

Un ottimo articolo di Nico Spuntoni sulla "Nuova Bussola Quotidiana" ci ricorda che nella Roma dei nostri nonni si tramandava una leggenda metropolitana, appiccicata addosso di volta in volta a ciascun pontefice, infarcita con qualche dettaglio diverso a seconda di chi ne fosse il protagonista. La storia era più o meno sempre la stessa: di notte il Papa aveva l'abitudine di uscire dal Vaticano o da Castel Gandolfo in abiti borghesi e andare a ubriacarsi nelle osterie dei Castelli Romani. Devo dire che questa l'avevo sentita anche io, da romano, e riguardava in particolare Giovanni XXIII, ma evidentemente si ripete per ogni pontefice che si avvicenda.

Ora, però, il fratello di Emanuela, Pietro Orlandi, sostiene che Giovanni Paolo II ogni tanto la sera usciva con due monsignori polacchi e non andava certo a benedire le case. Dichiarazioni di una certa pesantezza, come vedete, che però non vengono smentite dal Vaticano, tanto che Nico Spuntoni si chiede: "E la Santa Sede cosa fa?". Finora nessuna presa di posizione in difesa del Santo polacco, nonostante le parole andate in onda su La7 abbiano fatto il giro dei mezzi di informazione provocando anche tristi commenti tra chi, giustamente, solidarizza con la causa della ricerca della verità sul caso Orlandi.

Già, come mai la Santa Sede si chiude in un cupo silenzio? Come mai? Allora, facciamo un attimo mente locale: anche un bambino capisce che Bergoglio sta mettendo in atto una banale strategia difensiva, dato che si è scoperto che non è il vero Papa. Infatti, Papa Benedetto XVI non ha mai abdicato, ma, costretto a togliersi di mezzo come ormai ben sapete, si è fatto porre dai cardinali in sede totalmente impedita, dove è rimasto Papa in uno status canonico grazie al quale è scismato qualsiasi Papa che fosse stato eletto mentre lui era vivente, vedasi Bergoglio.

Vi rimando ancora una volta ai due documentari di "Essere Intelligenti" che troverete su questo canale YouTube e che, ormai tradotti in sei lingue, stanno facendo il giro del mondo. C'è anche il breve video "Magna Quaestio" con una serie di 12 vignette per la penna di Satilix (Gianfranco Colella) che esemplificano la questione "for dummies", come si dice oggi.

Ora, Bergoglio è appeso a un filo: basta un Cardinale che chieda una verifica canonica sulla Declaratio di Benedetto XVI... puff, combustione escatologica. Eppure questa soluzione stenta a farsi comprendere da chi di dovere.

Ora, l'obiettivo evidente dell'operazione di discredito utilizzando il caso Emanuela Orlandi è chiaramente quello di infangare la memoria dei veri Papi, Giovanni Paolo II e di riflesso anche Benedetto XVI, e di intimidire i veri cardinali di nomina pre-2013 che potrebbero impugnare la Declaratio. È una linea di difesa, diciamo, ovvia, palese, banale per chi conosca la situazione. L'obiettivo di Bergoglio è quello di difendere non solo se stesso, ma soprattutto la propria linea successoria antipapale.

C'è già Zuppi che scalda i motori: ieri è stato visto a pranzo al ristorante "Da Cesare" a via Crescenzio con un noto cardinale presuntamente anti-bergogliano. Probabilmente stanno già lavorando a un conclave-inciucio, un conclave che comprenda gli 80 cardinali invalidi di nomina bergogliana che ci regaleranno un altro antipapa.

Allora, fin da quando è stato scoperto che non è il Papa, cioè da circa due anni, Bergoglio ha agito unicamente sul fronte mediatico. Del resto, considerato che dal punto di vista canonico è spacciato, ha rinunciato a creare una giurisprudenza sul papato emerito; gli resta solo cercare una legittimazione a furor di popolo, una legittimazione, per così dire, mediatica.

Quindi ha richiamato in servizio gli altoparlanti mondialisti come Disney e Netflix, e se da un lato spinge su una propaganda mielosamente agiografica sulla propria persona, dall'altro ha messo in campo una campagna distruttiva di screditamento pesantissimo verso i veri Papi che, essendo morti, non possono difendersi. Fallita l'aggressione tedesca a Papa Ratzinger su quella questione che non avrebbe saputo vigilare bene su dei casi di pedofilia — ed è stato assolto con formula piena — adesso non resta che andare a ravanare nel bidone dei gialli di più facile appeal mediatico come il caso Orlandi.

Allora, la ricetta demagogica e la strategia difensiva di Bergoglio sono semplicissime: vendo al popolo misericordia a basso costo più lo sdoganamento di "vizietti" per far contento il 70-80% del clero; poi indosso il grembiule da pizzaiolo, il casco da pompiere, il cappello con le piume degli indiani, mi faccio fotografare mentre giro per i negozi come un cittadino comune — tipo il caso della visita al negozio di dischi — e dall'altro lato, invece, costringo i "cardinaloni avidi", per come vengono percepiti dal pubblico, a pagare l'affitto mentre incamero tutti i beni ecclesiastici.

Creo, infine, la narrativa giallo-noir contro i Papi autentici per distruggerne l'immagine, e il gioco è fatto. Questa mossa di incamerare i beni ecclesiastici, oltre ad aver avuto un'utilità pratica, è anche molto funzionale a una strategia di difesa, perché un domani che dei veri cardinali dovessero ribellarsi o impugnare la Declaratio, Bergoglio potrà dire che lo fanno per difendere i loro soldi, perché lui li ha costretti a pagare l'affitto e perché devono coprire le loro malefatte del passato con il caso Orlandi e via dicendo.

È abbastanza palese, no? È evidente. Come fate a non vedere una strategia del genere? Una tecnica elementare da bambini che però funziona. Anche se, voglio dire, non ce ne sarebbe nemmeno bisogno perché il clero autenticamente cattolico — tranne il Sodalizio Mariano di Don Minutella, al quale la storia si dovrà togliere il cappello — il resto del clero è paralizzato dalla paura.

Monsignor Viganò si è impantanato col mantra "tutta colpa del Concilio, Ratzinger modernista" e si è auto-ghettizzato nella zona morta mediatica dei No-Vax, per giunta anche pro-Putin. Ora, io non entro nel merito della querelle sui vaccini o della questione della guerra eccetera, però voglio dire: Monsignor Viganò aveva raggiunto una discreta credibilità con il caso McCarrick, diffondendo appunto quelle notizie sul cardinale pederasta americano, e poi via via si è andato auto-massacrando da solo infilandosi in una serie di questioni che non erano di sua stretta pertinenza invece di concentrare il fuoco sull'unica cosa che contava: cioè il fatto che Bergoglio non è il Papa.

Se lui avesse detto fin dal 2020 "Guardate che Bergoglio non è il Papa", un sacco di gente di cui lui lamenta il fatto che si sia vaccinata chiaramente ci avrebbe pensato due volte. Perché se non è il Papa e questo finto Papa mi spinge a fare l'"atto d'amore" anche coatto — come atto d'amore che avrebbe un altro nome, un'altra definizione — tante persone si sarebbero potute risparmiare questo vaccino che non piace a Monsignor Viganò.

Tra l'altro, i giornalisti chetto-conservatori si fanno la guerra fra loro, fanno la guerra a me, e quindi Bergoglio vince a mani basse. Quindi, voglio dire, questa strategia alla fine poteva anche risparmiarsela. Tuttavia, questa operazione di discredito dei veri Papi Benedetto e Giovanni Paolo II potrebbe coprirgli la ritirata.

Infatti, un'ottima mossa dal punto di vista strategico sarebbe ora quella di dimettersi per far passare in cavalleria la Magna Quaestio. Così il fronte "una cum" tira un sospiro di sollievo: finalmente Bergoglio si è tolto di mezzo, adesso sì che il nuovo conclave potrà eleggere finalmente un moderato. Monsignor Viganò metterà in pratica tutte le sue arti diplomatiche e poi uscirà Zuppi. E poi vi sciropperete Zuppi, perché con una maggioranza schiacciante di 81 cardinali bergogliani contro 44 veri cardinali (di cui solamente una metà, diciamo, possono essere considerati ratzingeriani), chi volete che esca fuori?

E quindi il neo-antipapa Giovanni XXIV, dal nome pontificale scelto non a caso da Bergoglio — che non si sa in base a quale principio si permette di dire quale nome pontificale dovrà assumere il successore. Cioè una cosa assurda, no? Lui dice che il suo successore si chiamerà Giovanni XXIV. Vabbè, se lo dice lui ci crediamo, perché chiaramente c'è un rimando a Giovanni XXIII che ci ha regalato quel meraviglioso Concilio Vaticano II; e si riferisce all'antipapa Giovanni XXIII, Baldassarre Cossa, che venne appunto definito antipapa nel 1940. E quindi Giovanni XXIV (Zuppi) assesterà gli ultimi colpi mortali al cattolicesimo romano, sbracando subito su benedizioni alle coppie gay, abolizione del celibato ecclesiastico, donne prete e tutte quelle quei provvedimenti che distruggeranno l'identità cattolica e trasformeranno la chiesa romana in una specie di succursale delle chiesucole protestanti che ormai in tutto il mondo contano come il due di coppe a briscola.

Allora, Bergoglio attualmente è in enormi difficoltà perché si è scoperto che non è il Papa. Però siccome tutti, poi, quando accendono la televisione vedono Cesare Buonamici al TG5 che ci racconta quanto è bravo Papa Francesco, è chiaro che di fronte al grembiule della pizza la maggioranza delle persone cede le armi.

Quindi diciamo che, nonostante sia in enormi difficoltà da un punto di vista attuale perché non è il Papa e non ha le carte in regola — quindi può essere combusto da un momento all'altro — ha però due qualità tattiche di primo ordine: Bergoglio è veloce e reattivo, ed è del tutto incurante di mantenere una linea di coerenza col passato. Lui non deve riferirsi ad alcun valore non negoziabile perché tutto è liquido, tutto è adattabile. "Solve et Coagula" è il motto dei massoni: sciogli e condensa, cosa che riprende anche il culto della pseudo-Maria che scioglie i nodi. E i nodi o si sciolgono o si stringono.

Bergoglio può, indifferentemente, farsi ricoverare per normali controlli periodici, per occlusione intestinale, per bronchite, per infarto, per mal di stomaco e poi di nuovo per bronchite: tanto i media si bevono tutto. Prima diceva che Emanuela Orlandi era in paradiso — l'ha detto l'anno scorso al fratello Pietro — e adesso apre un'inchiesta. Bergoglio diventa solido, liquido, gassoso secondo quello che occorre, mentre i cattolici procedono lentissimi e intruppati come soldati di un esercito napoletano.

Ma soprattutto, sembra paradossale, ma il più grande vantaggio di Bergoglio rispetto ai cattolici è che lui sa di non essere il Papa, e quindi prende provvedimenti, mette in campo strategie difensive. I veri cattolici ancora non lo hanno capito: stanno ancora lì con la sinonimia munus e ministerium, stanno ancora a sclerare come il professor Zenone, che ieri ha fatto un numero veramente significativo: dice di tagliargli l'8 per mille per darlo agli ebrei. Vabbè.

Lui ha chiamato questo video "contrattacco". Allora, contrattacco sarebbe tagliargli l'8 per mille e darlo agli ebrei? Questo sarebbe il contrattacco? Un contrattacco serio sarebbe quello di fare pressione sui cardinali perché finalmente si decidano a innescare un procedimento di verifica canonica sulla Declaratio di Papa Benedetto. Anche nel tribunale di Canicattì, il 5 agosto, col vice sostituto del Pubblico Ministero e l'avvocato d'ufficio, in un assolato pomeriggio dopo un ottimo e lauto pranzo, in quattro e quattr'otto potrebbero dirimere la questione della Declaratio di Papa Benedetto che non è un'abdicazione valida per un miliardo di motivi. Però il contrattacco che propone Zenone è quello di sospendere l'8 per mille alla chiesa bergogliana. Vabbè.

Allora, la soluzione è fare urgentemente riferimento alla Universi Dominici Gregis, la Costituzione Apostolica di Giovanni Paolo II, scritta chiaramente da Ratzinger. Questa Costituzione Apostolica porta una serie di articoli che ricostruiscono la vicenda della sede impedita e suggeriscono la roadmap per uscirne in modo assolutamente preciso e meccanico. Quindi la Declaratio di Papa Benedetto, questo meraviglioso congegno canonico che ha consentito al Papa di rimanere il Papa e di scismare Bergoglio, non lascia i cattolici allo sbando o all'improvvisazione: "Oddio, adesso che facciamo?". No, c'è un'altra parte che era già stata preparata per tempo, ed è la Universi Dominici Gregis.

Lì si dice addirittura all'articolo 3 che i cardinali hanno il dovere di far rispettare i diritti della Santa Sede. Quindi, se la sede è stata usurpata o impedita, i cardinali devono pronunciarsi su questo. E stabilisce che se un cardinale viene eletto Papa in modo non conforme a quanto prescritto, questa persona non ha alcun diritto: la sua elezione va considerata nulla e invalida e non ha alcun potere. Addirittura, specifica che se la sede rimane vacante per rinuncia, questo deve avvenire a norma del canone 332.2. Frecce colorate, luci al neon, razzi di segnalazione, cartelli con scritto "scavate lì", scavate sul munus e ministerium: l'hanno scritto a lettere cubitali Papa Giovanni Paolo II e poi Benedetto XVI.

Ma niente. Probabilmente hanno tessuto questo piano perfetto anti-usurpazione in un momento storico in cui la Chiesa era molto più viva, non era stata ancora lobotomizzata da dieci anni di bergoglismo. I cardinali nell'epoca erano ancora piuttosto giovani e vitali, forse credevano ancora in quel giuramento che avevano fatto accettando di indossare il rosso: cioè il giuramento di effondere il sangue per difendere la fede. Adesso è tutto passato in cavalleria: basta non rispondere, basta non occuparsi, basta fare i vaghi. È saltato tutto.

A volte mi coglie un dubbio molto serio: cioè che Papa Benedetto, da tedesco, possa aver sopravvalutato il fatto che gli altri seguano le regole come le seguono i tedeschi. Storicamente i tedeschi hanno perso due guerre mondiali ritenendo che gli alleati o presunti tali rimanessero fedeli a quanto avevano promesso. Un esempio: il Terzo Reich ha dichiarato guerra alla Russia perché era sicuro che il Giappone avrebbe attaccato l'Unione Sovietica da est; invece poi il Giappone ha attaccato Pearl Harbor e ha fatto entrare in guerra gli americani, ed è finita come è finita. Durante la prima guerra mondiale, gli Imperi Centrali erano sicuri che l'Italia sarebbe rimasta nell'alleanza stipulata; invece poi l'Italia è passata con la Francia e la Russia eccetera.

Non vorrei che Papa Benedetto avesse creato qualcosa di troppo intelligente, troppo raffinato, troppo "tedesco" per il livello di oggi. Quindi io ve lo dico: l'unica cosa è riferirsi alla Universi Dominici Gregis. Lì c'è il libretto di istruzioni per come uscire da questo impasse. O vi sbrigate, o sarete spacciati.

Un caro saluto dal vostro Andrea Cionci.

di Andrea Cionci