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Le presunte "dimissioni" del lunedì di Carnevale
Andrea Cionci: Siamo in carnevale e pochi giorni fa era l'11 di febbraio. Nell'11 febbraio del 2013, rivedendo il calendario, ho visto che eravamo in pieno carnevale ed era il giorno prima di martedì grasso. In particolare, stiamo parlando del giorno in cui Benedetto XVI fece la Declaratio. Il fatto di farla di carnevale può essere parte di questo "Codice Ratzinger"?
Assolutamente sì. Anzi, questo è uno dei più sottili, colti, raffinati e anche umoristici messaggi in Codice Ratzinger che il Santo Padre ci ha mandato. Sempre nel libro "Ultime conversazioni" del 2016, il giornalista Seewald gli chiede — leggo: «Originariamente lei voleva dimettersi già in dicembre, poi però ha deciso per l'11 febbraio, lunedì di carnevale, festa della Madonna di Lourdes. Ha un significato simbolico?».
E Benedetto risponde che, forse, del lunedì di carnevale non ne era consapevole: «In Germania mi ha causato anche qualche problema. Era il giorno della Madonna di Lourdes; la festa di Bernadette di Lourdes, a sua volta, coincide con il giorno del mio compleanno. Per questo mi sembrava giusto scegliere proprio quel giorno».
E Seewald ribatte: «La data dunque ha...» e Benedetto: «Sì, un nesso interiore».
Attenzione, perché questo scambio è costruito in un modo molto sottile. Seewald già gli pone la prima domanda dicendo: «Lei ha scelto in connessione il fatto che fosse il primo lunedì di carnevale alla festa della Madonna di Lourdes?». Già questa domanda ci deve mettere in allarme, perché che senso può avere scegliere la data di dimissioni dal papato il giorno del lunedì di carnevale? Perché bisogna specificare questa cosa?
Il lunedì di carnevale in Germania è il famosissimo Rosenmontag, il "lunedì delle rose", ed è una festa assolutamente famosissima dove ci sono sfilate di carri allegorici, feste di piazza, concerti, balli e così via. Quindi il lunedì di carnevale in Germania è famosissimo. Infatti, perché aveva dato qualche problema a Benedetto la scelta di questo giorno inopportuno? In Germania perché pensavano a uno scherzo. Quando in Germania, il primo lunedì di carnevale, hanno sentito che Benedetto si dimetteva, hanno pensato subito a uno scherzo. E infatti c'è stato qualche problema, come vedremo.
Quindi Benedetto dice: «No, io non ne ero consapevole, infatti ho fatto questa scelta inopportuna che mi ha causato dei problemi, ma in realtà era il giorno della Madonna di Lourdes. La festa di Bernadette coincide con il mio compleanno». E quindi la data ha — oggi, nel 2016, quando scrive al presente — un "nesso interiore".
Allora il nesso interiore è, col senno di poi, fra la Madonna di Lourdes, la festa di Santa Bernadette, il compleanno di Papa Ratzinger e il primo lunedì di carnevale. Capito? Perché se no Seewald doveva dire: «Ah, dunque la data aveva un nesso interiore», cioè lo aveva prima che lei si rendesse conto di aver scelto un giorno inopportuno. Non so se mi sono spiegato.
Allora il nesso interiore, ripeto, è fra quattro elementi: Madonna di Lourdes, festa di Santa Bernadette, compleanno di Benedetto XVI e il primo lunedì di carnevale. Ora, perché c'è un nesso interiore con il primo lunedì di carnevale nella data scelta per la Declaratio? Perché è stata una gigantesca beffa. Una gigantesca beffa perché questa Declaratio era scritta in un modo così sottile, così sincero, così trasparente — troppo trasparente — che coloro che erano avidi di potere, bramosi di cacciare Benedetto XVI, si sono accontentati di questa dichiarazione, di questa "polpetta", diciamo così.
Hanno pensato che fosse un'abdicazione e si sono "antipapati" da soli. Perché, siccome Benedetto non ha abdicato ma è andato in sede impedita, il Papa è rimasto lui. Il conclave del 2013 non poteva essere convocato perché il conclave, come tutti sanno, si convoca solamente in due situazioni: quando il Papa muore oppure quando ha abdicato. Quindi, siccome lui non aveva né abdicato né era morto, il conclave del 2013 è stata una simpatica riunione fra cardinali che ha nominato un vescovo vestito di bianco che oggi esercita il potere, che è attualmente un antipapa.
Ora, questi giochi — attenzione — non sono per il divertimento di Papa Benedetto, ma hanno un significato profondissimo, teologico. Perché «Dio si fa beffe dei suoi nemici», dice la Bibbia. Tra l'altro, nel 1989, Papa Benedetto ricevette un premio carnevalesco. Questa è una cosa che non sa quasi nessuno: all'epoca il Cardinale Ratzinger era Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, quindi era il custode della dottrina cattolica, eppure ricevette questo premio carnevalesco intitolato a Karl Valentin.
Questo Karl Valentin (anzi, si dovrebbe dire Falentin perché era tedesco) era un attore tipo Ettore Petrolini, però più cerebrale, più intellettualoide. Era uno "smontatore" di parole, di frasi; faceva dei giochi di parole, degli enigmi. Insomma, un cabarettista che giocava con le parole esattamente come fa Benedetto XVI. Ratzinger era un grandissimo ammiratore di questo Karl Valentin, tanto che si fece trenta chilometri a piedi per andare al suo funerale quando morì. E quand'è che morì Karl Valentin? Il primo lunedì di carnevale del 1948.
Quindi, quando Benedetto dice «che fosse lunedì di carnevale non ne ero consapevole», non è credibile. Primo: è tedesco, quindi non può non sapere cos'è il lunedì delle rose. Secondo: è un ecclesiastico, non può non sapere che è il lunedì prima del martedì grasso. Terzo, dulcis in fundo: era il giorno in cui era morto il suo idolo della gioventù, Karl Valentin, che era un enigmista che giocava con le parole esattamente come fa lui.
E Benedetto XVI giustificò il fatto di aver accettato questo premio carnascialesco, ricevuto dalla società goliardica di Monaco, dicendo: «Siccome i giullari, i buffoni, hanno sempre avuto il privilegio di poter dire la verità anche alla corte dei potenti quando tutto chiaramente era sotto controllo, io, come Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede — che devo dire la verità, devo dire cose anche scomode per la dottrina cattolica — mi sento, diciamo così, "collega" di questi buffoni, nel senso che ho il privilegio o comunque devo poter dire sempre la verità».
Capite che livelli di cultura, di genialità, di humor? Benedetto è forse uno dei papi più spiritosi degli ultimi secoli. Forse prima di lui solo Benedetto XIV aveva questo umorismo così spiccato, anche se quello di Prospero Lambertini era un umorismo molto crasso, molto schietto e colorito. Quello di Benedetto XVI è più cerebrale, molto raffinato, ma è spiritosissimo.
[Segue filmato di una bambina che parla con il Papa]
Bambina: Ciao Papa, sono Catia, vengo al piano, ho 7 anni e ti voglio presentare la mia famiglia. Loro è il mio papà Dan, e lei la mia mamma si chiama Chao, e lui è il mio fratellino Vince. Mi piacerebbe tanto sapere qualcosa della tua famiglia e di quando eri piccolo come me.
Papa Benedetto XVI: Grazie carissima, e ai genitori grazie di cuore. Allora, hai chiesto come sono i miei ricordi della famiglia. Sarebbero tanti, volevo dire solo poche cose. Il punto essenziale per la famiglia era per noi sempre la domenica, ma la domenica cominciava già il sabato pomeriggio. Il padre ci diceva le letture della domenica da un libro molto diffuso in quel tempo in Germania, dove erano anche spiegati i testi. Così cominciava la domenica, entravamo già nella liturgia in un'atmosfera di gioia.
Il giorno prossimo siamo andati alla messa. Io sono di casa vicino a Salisburgo, quindi abbiamo avuto molta musica — Mozart, Haydn — e quando cominciava il Kyrie era come se si aprisse il cielo. E poi a casa era importante, naturalmente, il grande pranzo insieme. E poi abbiamo molto cantato; mio fratello è un grande musicista, ha fatto delle composizioni, eccetera. Tutta la famiglia cantava. Il papà suonava la cetra e cantava; sono momenti indimenticabili.
Poi abbiamo fatto naturalmente insieme viaggi, camminate; eravamo vicino a un bosco e così camminare nei boschi era una cosa molto bella, avventure, giochi, eccetera. Con una parola: eravamo un'anima sola, con tante comuni esperienze, anche in tempi molto difficili, perché era il tempo poi della guerra, prima della dittatura, poi della povertà. Ma questo amore reciproco che era tra di noi, questo essere felici anche di cose semplici, era forte; così si poteva superare e portare anche queste cose.
Mi sembra che questo fosse molto importante: che anche cose piccole hanno dato gioia perché si esprimeva così il cuore dell'altro. E così siamo cresciuti nella certezza che è buona cosa essere uomini, perché vedevamo che la bontà di Dio si rifletteva nei genitori e nei fratelli. E per dire la verità, se cerco di immaginare un po' come sarà in Paradiso, mi sembra sempre il tempo della mia giovinezza, della mia infanzia.
Così, in questo contesto di fiducia, di gioia e di amore eravamo felici, e penso che in Paradiso dovrebbe essere simile a come era nella mia gioventù. In questo senso spero di "andare a casa" andando verso l'altra parte del mondo.