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Cari amici buongiorno. Con grande entusiasmo voglio parlarvi dell'intervista rilasciata ad Ezio Mauro sulla Repubblica da Monsignor Gänswein. Un Monsignor Gänswein trionfale, che fa uno sfoggio magistrale della restrizione mentale e ci dice delle cose dirompenti che riguardano anche Leone XIV; cose gravissime naturalmente.
Lo sapete, la restrizione mentale larga è uno stile comunicativo che viene dalla teologia morale e che è costruito per dire la verità in modo che solamente poche persone, che usano il Logos, la riescano a comprendere. Si riconosce perché sono costruzioni un po' disfatte, apparentemente un po' strane, un po' curiose eccetera; quindi si riconosce da queste apparenze. Naturalmente la lettura A è quella politicamente corretta, per cui Papa Francesco era il Papa e Benedetto aveva abdicato eccetera; la lettura B è invece straordinariamente interessante e profonda.
Allora, cominciamo subito con la lettura. Prima vi ribadisco alcuni capisaldi della nostra inchiesta: Bergoglio era antipapa, quindi “papa” ma di una chiesa scismatica, come Teodoro, come Cirillo eccetera; successore illegittimo di Benedetto XVI perché patriarca scismatico, ma insediato sul trono di San Pietro, quindi antipapa cattolico. Da qui la visione del ministero allargato che conoscete, con un Papa impedito e un Papa illegittimo usurpatore. Questa combinazione, questo ministero allargato, costituisce uno snodo storico e salvifico per la Chiesa, con la purificazione da tutta la frangia agnostico-bergogliana che si è messa fuori legge con l'usurpazione del 2013 e con il conclave 2025. La Declaratio è una decisio, cioè un decreto penale con cui Papa Benedetto ha annunciato l'usurpazione del papato e la sua perdita del ministerium, il potere pratico. Ricordiamo che il Papa è il supremo legislatore nella Chiesa.
Domanda di Ezio Mauro: “Monsignor Gänswein, lei oggi è Nunzio Apostolico a Vilnius in Lituania, ma come segretario particolare di Joseph Ratzinger è stato testimone di un evento eccezionale, un inedito nella modernità: la convivenza nello stesso spazio e nello stesso tempo di due papi che, nei medesimi abiti bianchi, ricevevano l'identico omaggio al Santo Padre. È stato complicato?”.
“Qui si deve distinguere bene: c'era un solo Papa; l'altro veniva comunque chiamato Papa, ma era in realtà il Papa emerito. Questa è una grande differenza. Capisco l'effetto ottico: le due immagini con l'abito bianco. Però Benedetto ha lasciato la pellegrina, ha posato anche la fascia e ha cambiato il colore delle scarpe per marcare la differenza. Ma certo, c'era una convivenza inedita tra un papa regnante e un papa emerito, come Benedetto ha voluto essere chiamato”.
Allora: “c'era un solo Papa, l'altro veniva comunque chiamato Papa ma era in realtà il Papa emerito”. È una struttura anfibologica della frase: c'era un solo Papa, Benedetto; l'altro, Francesco, veniva comunque chiamato Papa ma in realtà il Papa era l'emerito. L'effetto ottico con le due immagini è un riferimento allo specchio, nel senso che uno era il Papa santo e l'altro il suo contrario, l'antipapa malvagio. Per confermare apparentemente che Benedetto fosse abdicatario, Monsignor Gänswein dice a Mauro: “guardi che lui comunque aveva lasciato la fascia, la pellegrina”. Ma noi sappiamo dal professor Andrea Riccardi di Sant'Egidio che lo stesso Gänswein gli confidò che questo abbandono della pellegrina e della fascia erano segni della sua rinuncia alla potestà, cioè al ministerium, quindi per sede impedita. Quindi la rinuncia alla pellegrina e alla fascia, alle scarpe, non sono segni di abdicazione al munus, ma segni della sua sede impedita, della sua perdita del ministerium.
L'ha scelto lui il titolo di Papa emerito? Sì, l'ha scelto lui perché non esiste nel diritto canonico il titolo di Papa emerito: vuol dire Papa impedito. Lo ha scelto lui appunto per questo. Il riferimento è al vescovo emerito che, con la pensione, perde il ministerium e trattiene il munus in modo del tutto regolare; ma questa perdita per il Papa — la perdita del ministerium con il trattenimento del munus — si può verificare solo per sede impedita.
Domanda: “Al momento delle dimissioni di Ratzinger il clima in Vaticano era turbolento per lo scandalo Vatileaks, per la fuga delle carte dalla stanza del Papa, le voci di ricatti sessuali. Quanto questo clima ha pesato su Ratzinger e sulla sua rinuncia?”. Risposta: “Tutto ciò che lei ha ricordato non c'entrava niente. Né Vatileaks, né le cosiddette cordate omosessuali o altro. La rinuncia era frutto di una profonda riflessione, di una forte preghiera. Il Papa ha rivolto la domanda alla sua coscienza e poi ha deciso”.
Allora, “tutto ciò non c'entrava niente” perché infatti, come risulta dall'ultima lettera a Peter di Papa Benedetto, al centro delle sue dimissioni c'era l'insonnia, quindi il tentativo di avvelenamento con farmaci subito da Papa Ratzinger nel marzo 2012 a Cuba, da me denunciato al Tribunale Penale Vaticano. Il promotore ha aperto un'indagine anche su questo fatto. “Il Papa ha deciso”, cioè ha emanato una decisio, questo decreto penale con cui annunciava la sede impedita e scomunicava gli usurpatori.
Domanda: “Al momento della fumata bianca Benedetto era a Castel Gandolfo e lei era in Vaticano. Che cosa ricorda?”. “Ho visto la fumata bianca nel mio ufficio, sono salito subito verso la sala regia davanti alla Sistina. Non sapevo niente, ero curiosissimo. Poi si è aperta la porta e da lontano ho visto i cardinali che si congratulavano con il nuovo Papa. Ma subito ecco il nome di Bergoglio che correva per tutta la sala come un incendio”.
Quindi: “il nuovo Papa”, come appunto si dice nella Declaratio-decisio, no? “E dichiaro che sarà eletto un nuovo Sommo Pontefice”, naturalmente mentre io sarò fuori, non abdicatario al munus eccetera. Il nome di Bergoglio ha portato l'incendio, cioè l'inferno nella Chiesa. “Lei ha incontrato immediatamente Francesco. Cosa le ha detto?”. “Volevo fargli gli auguri, ma prima ancora che io potessi dire qualcosa lui mi ha interrotto: ‘Vorrei incontrare Benedetto, lei può aiutarmi?’”. Bel cafone. Cioè, arriva Monsignor Gänswein, il segretario di Papa Benedetto, ti vuole fare gli auguri e tu lo interrompi e dici: “Mi fa parlare con Benedetto?”. Quindi questo è indice del modo brusco e autoritario di Bergoglio e dell'antipatia manifestata fin da subito da Bergoglio a Monsignor Gänswein.
Attenzione adesso, parliamo della telefonata famosa dal Vaticano a Castel Gandolfo. “E lei ha chiamato Castel Gandolfo e ha passato al telefono il Papa al nuovo Papa”. “Diciamo la verità: è stato un po' più difficile perché io chiamavo direttamente il numero della stanza del Papa, ma in quel momento a Castel Gandolfo tutti guardavano la televisione e non pensavano al telefono. Ho dovuto passare attraverso la Gendarmeria e sono riuscito finalmente a fare questo collegamento”.
Allora, come vedete, Monsignor Gänswein non conferma per niente quanto spacciato da Monsignor Xuereb circa il fatto che in una seconda telefonata Bergoglio fosse riuscito a parlare con Benedetto e questi gli avesse promesso la sua fedeltà e obbedienza. Nulla di tutto ciò. Ci sta dicendo qualcosa di molto grave e molto importante che scopriamo adesso. Attenzione.
Innanzitutto viene confermato il fatto che Benedetto stava guardando genericamente la televisione, del tutto disinteressato a quanto avveniva in conclave. Per questo vi rimando al mio podcast sulla televisione, sul Codice Ratzinger della televisione, no? Dice: “quello che si poteva vedere in televisione l'abbiamo visto, soprattutto la sera dell'elezione”. Cioè lui non guardava quello che stava succedendo. Ma soprattutto quello che emerge è che Gänswein, appena avvenuta l'usurpazione, cioè con la nomina del nuovo papa, falso Papa, che cosa fa? Chiama la Gendarmeria di Castel Gandolfo per denunciare l'avvenuta usurpazione del papato. Quindi il collegamento... non specifica tra Bergoglio e Benedetto, ma il collegamento tra se stesso e Castel Gandolfo avviene con la Gendarmeria, perché Monsignor Gänswein, giustamente, appena ha potuto verificare l'usurpazione del papato con la nomina di un nuovo Papa — un falso papa eletto in modo abusivo mentre il vero Papa era fuori Roma, aveva lasciato la sede di Roma vuota — va e denuncia alla Gendarmeria l'usurpazione. E da lì parte poi tutta la trafila.
Domanda: “Lei come Prefetto accompagna Francesco a visitare l'appartamento papale col Cardinal Bertone che spezza i sigilli. Due settimane dopo Francesco spiega proprio a lei che non vuole vivere nell'appartamento. È uno strappo che la sorprende?”. Risposta: “Il Papa mi ha detto di trovare qualcos'altro. Ma devo confessare che subito non ho preso sul serio la questione. Poi però ho capito che qualcosa non andava bene con l'appartamento. Più tardi Papa Francesco lo ha rivelato lui stesso: ‘C'erano problemi psicologici’, ha detto in modo scherzoso. Poi ha spiegato la ragione: ‘Non ho mai vissuto in stanze così grandi, io voglio abitare in stanze più piccole’. Poco per volta ha scelto: ‘Allora io rimango dove sono, a Santa Marta’. Io ho seguito la sua decisione”.
“Il Papa mi ha detto di trovare qualcos'altro”: cioè il Papa, cioè Benedetto, mi ha detto di trovargli per Bergoglio un'altra sistemazione che non fosse l'appartamento apostolico, giusto? “Devo confessare che non ho preso sul serio” l'insediamento formale di Bergoglio nell'appartamento apostolico con l'accompagnamento del Cardinal Bertone. Perché non l'ho preso sul serio? Perché quello non era il Papa, era tutta una manfrina. Poi ho visto che alcune cose non andavano bene, cioè l'appartamento era stato prima sigillato e poi parzialmente dissigillato, e questo non doveva essere perché, appunto, la sede non era vacante, quindi nessuno avrebbe dovuto sigillare l'appartamento apostolico. Quindi era avvenuta un'usurpazione.
Lo stesso Bergoglio ha ammesso che aveva problemi psicologici, poi ha giustificato questa storia che non sarebbe andato a vivere lì col fatto di non voler abitare in spazi grandi. Ora questo “io ho seguito la sua decisione” potrebbe anche riferirsi alla decisione di Papa Benedetto, però è un po' lontano dal soggetto iniziale, quindi sospenderei delle letture troppo spinte, diciamo così; rimaniamo a un minimo sindacale.
Nel prossimo podcast proseguiremo con la lettura dell'intervista. E leggetela fino in fondo perché la domanda finale su Leone XIV è assolutamente esplosiva. Grazie per avermi seguito fin qui. Grazie a coloro che ci sostengono. Tra l'altro, tra quelli che ci sostengono in modo assolutamente regolare, c'è un'ex guardia svizzera che ha dimostrato in questo modo una fedeltà al Papa meravigliosa e incrollabile e che io ringrazio particolarmente questa volta. Un caro saluto a tutti e non perdetevi il prosieguo dell'intervista.
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