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Presentatore: Bentrovati amici ascoltatori, siamo qui con Andrea Cionci. Grazie Andrea.
Andrea Cionci: Grazie Francesco, un caro saluto a tutti gli ascoltatori.
Presentatore: Oggi affrontiamo una cosa molto importante riguardante questo aspetto della dichiarazione postuma di Benedetto XVI che tutti noi ci aspettavamo. Tutti noi pensavamo che dopo la morte avremmo trovato qualcosa; tu invece hai specificato che molto probabilmente non ci sarà e soprattutto hai sottolineato il fatto che non è necessario che ci sia. Non ci servirà questa perché lui, nel libro con Peter Seewald, ha dato una serie di indizi dei quali vorrei parlare oggi.
Andrea Cionci: Sì, effettivamente una chiarificazione postuma da parte di Papa Benedetto sembra essere molto attesa. Non vi nascondo che anche a me non avrebbe fatto dispiacere, invece c'è stata quella brutta sorpresa del libro di Monsignor Gänswein che, come notava ieri giustamente uno youtuber, dice giustamente: "Questo libro di Gänswein non è stato autorizzato da Papa Benedetto". Com'è che esce adesso che lui non può replicare? Com'è che per dieci anni sono stati in silenzio, per due anni e mezzo non hanno replicato a Cionci, anzi gli hanno detto — pur con ogni buon intento — "proprio non è possibile riceverla", che era l'unica risposta che poteva dare Papa Benedetto dalla sede impedita?
Quindi tutta una serie di considerazioni molto giuste su questo libro di Monsignor Gänswein che, diciamo, ha perso credibilità in modo anche pesante, dato che è stato smentito in parte dal professor Gotti Tedeschi, da Luciano Canfora (insigne filologo che ha smentito i commenti di Monsignor Gänswein sul latino) e anche Marco Tosatti ha detto che questo libro probabilmente risponde a dei paradigmi che noi non conosciamo. Tra l'altro, tutti gli amici di Papa Benedetto ne escono con le ossa rotte: il Cardinal Sarah che viene fatto passare per una sorta di pasticcione malato di protagonismo e poi, naturalmente, anche il sottoscritto, verso il quale Monsignor Gänswein ha elencato quella che lui in questo paragrafo chiama una "sequenza di indizi infondati". Effettivamente lui elenca tutta una serie di teorie infondate che vengono utilizzate per darmi addosso. Non so se questo sia un "Codice Ratzinger", non lo voglio sapere.
Comunque, questa dichiarazione postuma di Papa Benedetto per adesso non è arrivata, ma neanche il libro di Papa Benedetto che è appena uscito, "Cos'è il cristianesimo", contiene alcuni Codici Ratzinger tipo: "Sono grato a Papa Francesco che mette in evidenza la luce del Signore". È un tipico Codice Ratzinger: lui è stato molto contento che fosse stato eletto l'antipapa Bergoglio perché un uomo della sua vigorosa, per non dire anche goffa, maniera di rivelarsi e di rivelare i propri scopi, ha reso abbastanza facile individuare che non era il Papa. Uno che intronizza Pachamama e che fa dichiarazioni del tutto eterodosse, si vede lontano dieci chilometri che non è il Papa. E quindi, con questo discorso della "luce", chiaramente Benedetto fa emergere il fatto che il patriarca di questa nuova chiesa scismatica, chiamato "Papa Francesco"... perché appunto lui lo chiama "Papa Francesco" come chiamerebbe "Papa" il Papa Teodoro dei Goti che appartengono a un'altra chiesa. Non è che se lo chiama "Papa Francesco" allora vuol dire che lo riconosca come Papa, perché se avesse intrattenuto dei rapporti con Papa Teodoro lo avrebbe chiamato "Santo Padre Papa Teodoro". Questo non vuol dire che Teodoro fosse il Pontefice Romano. Ecco perché Benedetto XVI diceva sempre: "Il Papa è uno solo", e non spiegava quale, perché il Papa Romano era uno ed era lui stesso.
Ma torniamo al discorso: non c'è bisogno di questa dichiarazione postuma di Papa Benedetto perché lui ci ha già lasciato tutto il necessario. Infatti, proprio l'altro giorno il professor Massimo Viglione, storico cattolico, in una dichiarazione ha detto una frase che mi ha colpito: "Cristo la verità non l'ha detta tutta, ha dato le chiavi di interpretazione". Ed è esattamente quello che ha fatto Papa Benedetto: ci ha lasciato tutte le chiavi di interpretazione non solo nella Declaratio — che abbiamo piano piano decodificato e letto nella giusta maniera e tradotto anche dal latino nel modo corretto grazie all'intervento del professor Corrias e di altri latinisti — ma anche in tutto il corpus dei Codici Ratzinger, per così dire.
Voi sapete questo tipo di messaggistica logica, sottile o anfibologica, che Papa Benedetto ha disseminato per nove anni in lettere, scritti, dichiarazioni di gesti pubblici, eccetera. La somma dei Codici Ratzinger noi la troviamo nel libro "Ultime conversazioni" del 2016, libro autorizzato da Benedetto XVI. Come si legge a pagina 17, il testo è autorizzato e approvato dal Papa emerito. Infatti si vede che l'intervistatore, Peter Seewald, serve sul piatto d'argento a Papa Benedetto delle domande che sono esattamente funzionali a far trasparire quello che lui ci voleva significare.
Nei capitoli 2 e 3, soprattutto, di Ultime conversazioni, Papa Benedetto parla delle sue "dimissioni" (tra virgolette). In questo capitolo, anzi in tutto il libro, ci sono due frasi fondamentali, quelli che io ho chiamato i "principi dei Codici Ratzinger". Allora, leggiamo a pagina 31, Seewald chiede a Benedetto XVI: "C'è stato un aspro conflitto interiore per giungere alla decisione delle dimissioni?". E il Papa risponde: "Non è così semplice. Naturalmente nessun Papa si è dimesso per mille anni, e anche nel primo millennio ciò ha costituito un'eccezione". A pagina 231 si ripete il concetto per la seconda volta: "Benedetto XVI l'11 febbraio del 2013 ha annunciato le sue dimissioni, divenute effettive il 28 febbraio seguente. Attenzione: è il primo Papa dopo mille anni, è l'unico nel pieno possesso dei propri poteri a compiere questo passo".
Adesso andiamo per ordine, non vi spaventate, nulla di trascendentale. Rimaniamo a questo primo concetto: "È il primo Papa dopo mille anni ad essersi dimesso". Quando ho letto questa frase ho fatto un salto sulla sedia, perché nella storia della Chiesa hanno abdicato dieci Papi tra primo e secondo millennio. L'ultimo Papa ad abdicare è Gregorio XII nel 1415. Allora, qui la matematica non è un'opinione: sono 598 anni dal 2013. Quindi, se Benedetto XVI intendesse la parola "dimissioni" come "abdicazione", avrebbe detto: "Negli ultimi 598 anni nessun Papa si è dimesso prima di me". Giusto? Questa è matematica, signori, non è che è Cionci che sta facendo delle elucubrazioni. La matematica non è un'opinione. Quindi vuol dire indiscutibilmente che la parola "dimissioni" per Papa Ratzinger non equivale ad "abdicazione", cioè rinuncia ad essere Papa, rinuncia al munus. Quindi Benedetto non ha mai ritenuto di essere abdicatario.
Quindi, nella Declaratio è da escludersi qualsiasi uso disinvolto, distratto, sinonimico di munus e ministerium. Tra l'altro, la Declaratio non potrebbe mai essere un atto di abdicazione perché l'abdicazione deve essere un atto puro, simultaneo; non puoi differirlo di 17 giorni come ha fatto lui. Perché lui ha fatto la dichiarazione l'11 febbraio, dichiarò di rinunciare in modo che dalle ore 20:00 del 28... quindi dopo 17 giorni. Il che equivale a dire, se io mi sposassi, davanti al prete: "Sì, prendo Lucia come mia legittima sposa, ma a partire dal 21 giugno perché adesso devo andare alle Bahamas". Non è possibile. Questa è una questione di diritto divino prima che canonico, perché Dio non lo si può trattare come un maggiordomo dandogli degli incarichi a scadenza.
Ma torniamo al nucleo della questione: Benedetto non ha mai ritenuto di essere abdicatario. Allora come si devono intendere queste dimissioni? Noi sappiamo che lui, invece di rinunciare al munus come richiede il Diritto Canonico al canone 332 paragrafo 2, ha dichiarato di rinunciare al ministerium, cioè al "fare" il Papa, all'esercizio del potere. Tra l'altro, in tedesco questa differenza è nettissima, perché nel libro si parla di Abdankung (abdicazione) per Celestino V e di Rücktritt (ritiro, passo indietro) per Ratzinger. A conferma di quanto vi sto dicendo, sempre in Ein Leben, Benedetto XVI dice che l'abdicazione di Celestino V in alcun modo poteva essere considerata come suo precedente. In alcun modo, capite? Quindi Benedetto non ha abdicato, non ci sono discussioni su questo. Mi dispiace per i canonisti bergogliani: Benedetto non ha abdicato, carta canta.
Allora dobbiamo cercare di capire che cosa ha fatto e se poteva farlo. Ce lo fa capire questa seconda parte della frase: "È il primo Papa dopo mille anni, è l'unico nel pieno possesso dei propri poteri a compiere questo passo". È il primo Papa dopo mille anni. Già l'anno scorso avevo individuato mille anni prima il Papa Benedetto VIII, Teofilatto dei Conti di Tuscolo. Teofilatto fu eletto Papa dal popolo di Roma nel 1012 e fin da subito cominciò a governare. Entrò però in contrasto con un antipapa eletto dalla famiglia dei Crescenzi e entrarono subito in conflitto. All'epoca, per il Privilegium Ottonis, il Papa veniva eletto dal popolo di Roma, il munus gli veniva conferito dal popolo, ma l'autorizzazione a governare — il ministerium, col senno di poi l'avremmo chiamato così — doveva essere concesso dall'imperatore. Quindi il popolo elegge il Papa e gli dà il munus, ma il ministerium, cioè il via libera per governare, gli viene concesso dall'imperatore.
Allora Gregorio VI (l'antipapa) che cosa fa? Si reca in Germania dall'imperatore Enrico II per chiedergli questo ministerium. Benedetto VIII, che nel frattempo aveva già cominciato a governare Roma, si era arrogato da solo un ministerium illegittimo perché mancava della conferma imperiale. Che cosa fa? Cerca di battere sul tempo Gregorio VI e manda delle lettere all'imperatore. In queste lettere Benedetto VIII rinuncia al suo ministerium, quello che si era preso da solo, abusivo, e chiede umilmente all'imperatore Enrico II il consenso imperiale per fare il Papa a norma delle leggi. Ecco dove troviamo la similitudine fra Benedetto VIII e Benedetto XVI: tutti e due fanno una dichiarazione di rinuncia al loro ministerium. Ma c'è una differenza, e ce la dice la frase di Ultime conversazioni: "È il primo Papa dopo mille anni ad essersi dimesso, ma è l'unico nel pieno possesso dei propri poteri ad aver compiuto questo passo". Quindi c'è una differenza con Benedetto VIII, perché Ratzinger è stato l'unico in tutta la storia a fare questa dichiarazione di rinuncia al ministerium ma nel pieno possesso dei propri poteri, pur avendo il ministerium legittimo.
Questo ci fa capire che cosa ha fatto Benedetto: lui ha dichiarato di rinunciare, a partire da una certa data, al ministerium perché sapeva benissimo che i cardinali, travisando completamente la sua Declaratio scambiandola per un'abdicazione, gli avrebbero convocato alle spalle un conclave illegittimo perché convocato a Papa non morto e non abdicatario. Ciò lo avrebbe mandato in sede impedita. E nella sede impedita, nella sede totalmente impedita, c'è l'unico caso canonico in cui il ministerium può essere separato dal munus. Ma questo avviene di fatto, forzatamente, per causa di forza maggiore. Quindi Benedetto XVI è come se avesse detto: "Dichiaro di rinunciare ad andare in vacanza perché dei malviventi mi occuperanno la casa, lo so già". È una specie di cane che si morde la coda: lui annuncia profeticamente una cosa che si avvera. Quindi questa rinuncia non è una rinuncia canonica volontaria, ma è come dire: "Rinuncio allo stipendio perché mi hanno licenziato".
Presentatore: Tu dici sempre che i cardinali non hanno capito, però il fatto che lui era vivente era facile da capire. L'altro aspetto che gli è sfuggito... tu hai detto che si può a Papa morto o abdicatario. Allora, abdicatario non lo hanno capito, ma morto non era morto, quindi comunque il dubbio gli doveva venire.
Andrea Cionci: Ma sì, ma poi soprattutto la cosa eclatante di un'abdicazione differita. Al di là della questione munus e ministerium che può essere complessa, anche perché in italiano e nelle altre lingue volgari si traducono spesso con la stessa parola "Ministero" (tranne che in tedesco), dal punto di vista di un cardinale che legge "rinuncio al mio ministero" ci si può anche cascare. Ma la storia del differimento di 17 giorni, quella non sta né in cielo né in terra. Eminenze, ma qua bisogna ritornare in seminario al primo esame di Diritto Canonico! Come può essere differita di 17 giorni una rinuncia al papato? È come se l'elezione del Papa venisse differita. È come se Giovanni Paolo II, quando è stato eletto, avesse detto ai cardinali: "Cari fratelli, grazie per avermi eletto, ma adesso ho da fare, mi prendo una settimana bianca e poi accetto di diventare Papa". No.
Chiaramente Papa Benedetto ha costruito questa Declaratio in un modo assolutamente geniale. Per esempio, un elemento di inganno (che però non era un inganno perché lui ha scritto la verità, sono gli altri che si sono ingannati da soli) è il verbo vacet, che è stato tradotto come "sede vacante". Quando dice "declaro me ministerio Episcopi Romae... renuntiare ita ut... sedes Sancti Petri vacet", è stato tradotto "in modo che la sede resti vacante". Ma quel verbo vacet in realtà vuol dire che la sede resti "vuota". Questa è stata uno snodo chiave: aver capito nell'agosto del '21 che lui lascia la sede vuota per il 28 febbraio. Infatti, vi ricorderete che alle 5 del 28 febbraio prende l'elicottero e vola a Castel Gandolfo prima delle ore 20:00.
Quindi Papa Benedetto ha chiaramente costruito una Declaratio che venisse travisata sia dai cardinali fedeli sia dai cardinali infedeli, in modo che tutti insieme lo infilassero nella sede totalmente impedita. E oggi un mio lettore su Twitter ha riassunto in 16 parole quello che io mi sono affannato a spiegare in 400 articoli: "Ha fatto sì che Bergoglio, o chi per lui, non potesse essere il vero Papa". Punto. Perché, lo ripetiamo per l'ennesima volta: se tu sei in sede impedita e non sei in sede vacante (cioè non hai abdicato, non sei morto) e ti convocano un altro conclave alle spalle, stanno eleggendo un antipapa, uno che si è auto-scismato dalla Chiesa. Tra l'altro, il canone 335 spiega esplicitamente che quando la sede è totalmente impedita nulla si cambi nel governo della Chiesa universale. Quindi c'è una sospensione giuridica totale. Nulla di quanto fatto da Bergoglio è valido. È tutta carta straccia, signori.
Questa scoperta in Ultime conversazioni, con un riferimento di una precisione millimetrica, fa veramente spavento. Vi rendete conto che nel 1013, mille anni esatti prima di Benedetto XVI, Benedetto VIII fa queste dichiarazioni di dimissioni dal ministerium che sono simili ma non uguali? Questo articolo è la dimostrazione finale, scientifica, matematica di quello che ha fatto Papa Benedetto. Ecco la chiave che lui ci ha fornito. Come diceva Viglione, "Cristo lascia le chiavi di interpretazione", anche il suo Vicario ci ha lasciato la chiave per capire tutto. Non occorre nulla di più da parte di Benedetto XVI. Tant'è che nel rogito inserito nella sua cassa funebre — che è una breve biografia che riassume la storia del Papa morto — si dice che l'11 febbraio 2013 lui ha fatto questa dichiarazione davanti ai cardinali, viene citata in latino, e poi il testo prosegue dicendo che ha passato gli ultimi anni nel monastero Mater Ecclesiae dedicato alla preghiera. Nessun cenno a rinunce al papato, abdicazioni o cose del genere. Nella narrativa bergogliana, se c'è una cosa per cui Benedetto XVI è passato alla storia è che lui ha rinunciato al papato, e non ce lo volete scrivere nel rogito?
Presentatore: Tu dici giustamente nell'articolo che già nel 2021 avevi scoperto questa correlazione stretta con Benedetto VIII...
Andrea Cionci: Ti ringrazio per la domanda perché mi dà modo di chiarire una cosa. In questa indagine sulla Magna Quaestio sono pochissime le conquiste che contraddicono le precedenti. È come un albero: ogni ramoscello cresce su un altro ramoscello. Ci sono delle rettifiche, degli affinamenti. Nel 2021 io avevo già individuato Benedetto VIII, ma per un equivoco delle fonti storiografiche si diceva che fosse stato scacciato da Roma; avevano fatto confusione con Gregorio VI. Invece era Gregorio VI che era scappato. Grazie al professor Brunoni abbiamo messo a fuoco la vera natura di quello che aveva fatto Benedetto VIII: proprio una dichiarazione di rinuncia al ministerium. Una cosa estremamente precisa, un'eccezione nel primo millennio che accomuna Papa Benedetto XVI a Papa Benedetto VIII in maniera speculare.
Vi faccio qualche esempio: Benedetto VIII aveva un ministerium illegittimo al quale rinuncia; Benedetto XVI aveva un ministerium legittimo al quale rinuncia. Un'altra specchiatura: l'imperatore Enrico II concede volontariamente il ministerium legittimo a Benedetto VIII; allo specchio, il collegio cardinalizio toglie involontariamente il ministerium a Benedetto XVI. È tutto un sistema di dritto e rovescio. Le dimissioni di Benedetto VIII non diventano effettive perché poi gli viene concesso un ministerium canonico; le dimissioni di Benedetto XVI diventano effettive, fattuali, perché i cardinali gli tolgono il potere. L'avversario di Benedetto VIII, Gregorio VI, perde il potere e diventa antipapa; l'avversario di Benedetto XVI, Francesco, conquista il potere ma anche lui diviene antipapa. C'è una questione tra volontà e involontarietà, tra legittimità e illegittimità.
È veramente un sistema perfetto con cui Benedetto XVI può dire a pieno titolo di essere il primo Papa della storia ad aver compiuto questo passo nel pieno possesso dei propri poteri, ma con Benedetto VIII che è l'ultimo dei Papi che ha queste caratteristiche perché poi non è più successo. C'è stato un cambiamento completo con la riforma: nel 1059 il privilegio imperiale passa ai cardinali con la riforma gregoriana. Sono i cardinali ad eleggere il Papa e a conferirgli il ministerium, e questo viene fatto per uscire dalle faide delle famiglie romane. Dopo il 1059 decade il Privilegium Ottonis e il collegio cardinalizio concede sia il munus che il ministerium. Ecco perché nel secondo millennio non si è verificato più nulla del genere.
Immagino che alcuni di voi dovranno riascoltare questa intervista per far quadrare tutti i punti. Vi invito a rileggere il mio articolo. Non si può pretendere che questo fatto sia immediatamente facile. Molti mi contestano: "Ma perché Benedetto ha fatto tutto questo marchingegno?". Alla prossima volta, al prossimo Papa che viene detronizzato, gli chiederemo di scrivere col succo di limone sulla Declaratio: "È tutta una balla, mi hanno costretto", così basterà metterla sulla fiamma di una candela. È chiaro che Benedetto XVI ha vinto questa battaglia finale grazie alla sua straordinaria cultura e intelligenza, ma anche con una complicità sovrumana. Ma lui come faceva a sapere che sarebbe dovuto entrare in sede impedita proprio nel 2013, a mille anni precisi da Benedetto VIII? Qui ci sono concomitanze di natura storica che, per i cattolici, mostrano chiaramente lo Spirito Santo che ha organizzato tutto. Ma inviterei anche i laici a interrogarsi, perché siamo in presenza di un palinsesto storico che fa quadrare conti preparati da mille anni.
Mi rivolgo agli intellettuali cattolici conservatori: tutta la vita avete parlato di Dio, poi siamo di fronte a cose di tale portata sovrannaturale e voi mi date addosso? Non si tratta di fare un dispetto a Cionci, state facendo un dispetto alla Sposa di Cristo. Mettiamoci d'accordo sulla verità oggettiva, perché questa faccenda mette in pericolo non solo la Chiesa ma anche il mondo. L'antipapato di Bergoglio è la chiave di volta di un sistema di imposture generale. Siamo sulle soglie di una Terza Guerra Mondiale, non possiamo fare discorsi di orticello. Questo articolo è una verità scientifica, matematica. Mettetevi una mano sulla coscienza. Qualsiasi strategia che non sia improntata a una luce solare chiarificatrice sarà un fallimento. Ho il sospetto che alcuni cardinali stiano cercando di "sopire e troncare", ma qua c'è bisogno di uno scandalo rivelatore, di un'agnizione finale per cui miliardi di persone capiranno di essere state prese per i fondelli negli ultimi dieci anni.
C'è bisogno di cardinali che domani dicano: "Bergoglio non è il Papa perché Benedetto non ha abdicato". Verranno scomunicati? E che sarà mai! Avranno milioni di persone a sostenerli. Purtroppo Monsignor Viganò continua a dire che questa situazione si deve al "monstrum giuridico" creato da Papa Benedetto. Ma quale monstrum! È un piano perfetto, un congegno di matrice sovrannaturale. L'unica cosa che può travolgere Bergoglio è una verità che diventi omnipervasiva. Ci vogliono cardinali che gridino al mondo questa verità. Finché Cionci rimane isolato sul suo piccolo blog non farete molta strada. Magari fra duecento anni, quando i cattolici mangeranno ostie fatte con farina di cavallette, qualcuno andrà in soffitta a cercare il "Codice Ratzinger" e dirà: "Accidenti, allora avevamo capito tutto". Io dico: la scelta è o vi concentrate mezz'oretta su questi articoli, oppure vi aspettano vent'anni di antipapa. Mezz'ora contro vent'anni: fatevi i conti.
Presentatore: Con questo tassello di Benedetto VIII abbiamo aggiunto un elemento importante. Grazie Andrea Cionci.
Andrea Cionci: Grazie infinite, a presto.