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Allora occupiamoci di nuovo di Padre Faré perché nella sua opera di sabotaggio deve anche tranquillizzare i fedeli sul fatto che è tutto a posto, non vi preoccupate, la Chiesa non finirà anche se finiranno i cardinali, non ci sarà nessuna fine del mondo eh. Potete andare alla messa in unione con Leone XIV, con Bergoglio... l'importante, l'importante è che voi siate tranquilli, questa è la prima cosa, capite? Ecco, ricordiamo che la rivoluzione dei Cristeros è fallita proprio per il "pastarellismo": quando la Santa Sede fece l'accordo col governo massonico che consentì nuovamente la celebrazione del culto, la gente tornò alla messa e buonanotte suonatori, finito tutto. Governo massonico fisso per sempre, nei secoli fedele. All'epoca si poteva fare perché la messa era in unione con il vero Papa; adesso no, adesso no perché non c'è un vero Papa.
Allora, prendiamo in esame lo scritto di Padre Faré: "La Chiesa è veramente a un bivio? Risposte al dubbio su cosa accadrebbe alla Chiesa se, in condizioni di Sede Vacante, morisse l'ultimo cardinale elettore". Una fosca previsione: "Oggi non mancano voci che arrischiano speculazioni temerarie sul destino della Chiesa, giungendo perfino a formulare fosche previsioni sulla sua fine. Tra le notizie sensazionalistiche che circolano, ve n'è una secondo cui la Chiesa cesserebbe di esistere qualora, in una situazione di Sede Vacante, venisse a mancare anche l'ultimo cardinale elettore" (e il terzultimo, perché il numero minimo per un conclave valido è di tre, perché servono i due terzi della maggioranza). "E dall'ipotetico verificarsi di tale eventualità, alcuni osano persino concludere che i cattolici sarebbero stati ingannati nella loro fede".
Vedete il solito uso strumentale di quello che io dico. Io ho fatto un paradosso: siccome la mia inchiesta parte da un approccio laico, allora se in ottica di fede non è accettabile che Cristo possa ingannare i propri fedeli, no... ma in ottica laica, se nel 2036 decadono i tre cardinali e decade la possibilità di eleggere un vero pontefice e non arriva la fine dei tempi... questo è il nodo chiave che sfugge al noto teologo: che la successione petrina per dogma dell'indefettibilità è perpetua, ma fino a un certo punto, cioè fino alla fine dei tempi, ok? Ecco, si parla di fine del mondo, cioè il mondo non è che sopravvivrà all'infinito; ci sarà poi la fine dei tempi, la fine dei secoli, la fine del mondo, tutto quello che volete voi. Quindi il dogma dice che la successione petrina si prolungherà fino alla fine dei tempi.
Quindi, se nel 2036 decadono i tre cardinali, decade la possibilità di eleggere un vero Papa e non succede niente, nessuna fine dei tempi, nessuna fine del mondo, niente di tutto ciò, a un certo punto uno si dovrebbe chiedere: "Ma allora questo dogma dell'indefettibilità?". Ecco, questo da un punto di vista puramente logico, teorico, tecnico. Il cattolico invece crede che tutto si rimetterà a posto prima del 2036 perché l'istituzione è indefettibile, oppure sarà arrivata alla fine dei tempi. Ecco perché Benedetto XVI rispondeva a Seewald: "Ma lei potrebbe essere l'ultimo Papa per come l'abbiamo conosciuto?". Tutto può essere, tutto può essere, nel senso che può arrivare alla fine dei tempi.
Il grande teologo Padre Faré non ha colto questa sfumatura. Dice: "L'argomento giuridico: la legge ecclesiastica vigente specifica in modo tassativo che il diritto di eleggere il pontefice spetta unicamente ai cardinali". Ok, d'accordo. Ma lui che cosa dice? Dice che se dovessero decadere i cardinali, la Chiesa potrà sempre eleggere un pontefice perché il diritto canonico, il diritto ecclesiastico, è di formulazione umana e quindi, nel momento in cui non ci fossero più i cardinali, praticamente o i vescovi riuniti in un concilio oppure il popolo di Roma (come succedeva in passato) potrebbero eleggere il pontefice. E per supportare la sua idea cita un cardinale diciamo post-conciliare proprio giovane giovane, il cardinale Caetano, che è vissuto nel 1500, quando la Universi Dominici Gregis non c'era.
Adesso quindi rispondiamo in modo un pochino tecnico. Naturalmente non è tutta farina del mio sacco ma mi sono consultato con i miei specialisti. Rispondiamo a Padre Faré. È chiaro che io ho presentato un paradosso, no? Quando ho detto così, come fa il grande prelato, dice: "Se ci fossero due antipapi uno di seguito all'altro, Cristo ci avrebbe ingannato". Lui sbaglia dicendo questo perché ci sono già stati due antipapi uno di seguito all'altro e non c'è stato nessun problema. Il problema grosso è quando decade la possibilità di eleggere un vero Papa; allora lì si produce un problema di natura teologica.
Allora, l'articolo di Padre Faré pretende di demolire una tesi debole perché stiamo parlando, insomma, di un'eventualità teorica, no, paradossale. E l'articolo pretende di demolire una tesi debole ma lo fa costruendo un sistema altrettanto fragile, segnato da forzature dottrinali e ambiguità. Anzitutto è gravemente sproporzionata l'affermazione: "Chiunque si porrebbe oggettivamente in una condizione di eresia". Qui si usa il termine eresia in modo improprio, inflazionato. Certo, l'eresia in senso teologico riguarda la negazione ostinata di una verità di fede: questo lo dovrebbe sapere Padre Faré. Nel caso in questione, invece, si tratta di una deduzione speculativa su un evento limite mai definito dal magistero; cioè qui non è che si sta mettendo in dubbio un dogma di fede, si sta dicendo: nel caso in cui dovessero decadere i cardinali per eleggere il pontefice, come si fa? Se il dogma dice che i papi saranno eletti fino alla fine dei tempi, evidentemente deve essere arrivata alla fine dei tempi. Quindi non stiamo negando un dogma, stiamo facendo una deduzione logica sulla base del dogma.
Equiparare le due cose significa... cioè questa mia affermazione è un'eresia... equiparare le due cose significa confondere il piano della teologia certa con quello dell'opinione discutibile. Subito dopo l'autore compie un salto logico quando afferma che tale ipotesi sarebbe contraria all'indefettibilità della Chiesa e alla perpetuità del primato petrino. In realtà questi dogmi, definiti dal Concilio Vaticano I, garantiscono che la Chiesa non verrà meno e che il primato durerà, ma non stabiliscono le modalità giuridiche concrete con cui ciò avviene in ogni circostanza storica. Certo, perché i papi, come sappiamo, possono anche abolire l'attuale sistema, il conclave, possono ripristinare l'acclamazione, l'ispirazione, possono fare quello che vogliono diciamo nell'ambito di quella che è la tradizione della Chiesa; ma conta l'ultima legislazione in vigore, non quella dei tempi del cardinale Caetano cinque secoli fa.
L'autore usa quindi il dogma come una scorciatoia per colmare un vuoto argomentativo. Ancor più problematica è l'affermazione di Padre Faré secondo cui la legge ecclesiastica perderebbe la sua forza vincolante. Il principio "cessante legis" è usato in modo arbitrario: non è affatto evidente che una norma centrale come quella sull'elezione del Papa decada automaticamente per impossibilità materiale, soprattutto in assenza di un'autorità competente che lo dichiari. Qui si introduce una soluzione giuridica senza fondamento nel diritto positivo della Chiesa. Cioè, mentre io faccio una deduzione puramente logica (ovvero, se non si riesce a eleggere un Papa vuol dire che è arrivata alla fine dei tempi), Padre Faré trova subito l'escamotage perché tanto si sistema tutto, tanto viviamo nel paese del compromesso su tutto, non c'è problema, tanto una soluzione la troviamo, un accomodamento lo troviamo su qualsiasi cosa.
La tesi viene poi rafforzata con un passaggio ancora più debole: "Il potere viene restituito alla Chiesa". Questa restituzione è semplicemente postulata e non dimostrata. Non esiste alcun principio dottrinale definito che preveda una devoluzione automatica del potere elettivo all'intera Chiesa in caso di estinzione dei cardinali. Si tratta di una costruzione teorica presentata però come necessaria. E il ricorso al cardinal Caetano del '500 conferma questa fragilità: quando si cita "se un concilio generale eleggesse sarebbe vero Papa", si omette di chiarire che si tratta di un'opinione teologica del XVI secolo. Dicevo che Padre Faré ha un certo gusto antiquario, no? Il miracolo di Moncada, cose antichissime per giustificare il suo lassismo sulle messe illecite eccetera. Adesso il cardinal Caetano... cioè, Padre Faré è veramente un amante del '500 del Rinascimento.
Allora dice: l'autore trasforma una posizione discussa in una soluzione quasi obbligata senza giustificare questo salto di livello. Ancora più delicata l'affermazione: "Un concilio imperfetto procederà all'elezione". Qui emerge un'ambiguità ecclesiologica seria: un concilio senza Papa, nella dottrina cattolica, non possiede piena autorità. Attribuirgli il potere di eleggere il Papa significa avvicinarsi pericolosamente a posizioni conciliariste storicamente corrette e limitate dalla Chiesa stessa. Il testo tenta di evitare questa conseguenza ma di fatto la presuppone: l'eresia del conciliarismo, cioè quando i concili, i sinodi, i vescovi possono dettare legge al Papa.
L'uso del Vaticano II è forse il punto più problematico. Citando "l'ordine dei vescovi insieme col suo capo è soggetto di suprema potestà", l'autore ignora la clausola decisiva: "e mai senza questo capo". Utilizzare questo passo per giustificare un'azione del collegio episcopale senza Papa è una forzatura evidente del testo conciliare. Quando poi si afferma "lo Spirito susciterebbe i mezzi necessari", si entra in un ambito retorico più che teologico; è un richiamo alla Provvidenza che non risolve il problema giuridico ma lo aggira. Non vengono indicati criteri oggettivi per riconoscere la legittimità di tali mezzi. È molto più provvidenziale, per così dire, come approccio la mia ipotesi: perché se i modi per eleggere un vero Papa sono finiti, allora ci penserà la Divina Provvidenza, magari scende Gesù Cristo in persona e risistema Lui le cose nella Chiesa. Però a regola di bazzica, a regola del dogma dell'indefettibilità della Chiesa, la successione petrina termina quando arriva alla fine dei tempi.
Infine la conclusione: "La soluzione appartiene alla competenza dei vescovi riuniti" è semplicemente assertiva. Non esiste alcun testo magisteriale che attribuisca ai vescovi senza Papa, e fuori da un quadro canonico definito, la competenza di eleggere il pontefice. Anche qui un'opinione viene presentata come implicazione necessaria della dottrina. Padre Faré ha questo vizio di portare come asserzioni certe dei pareri privati di dottori privati, cioè di cardinali che però non sono entrati nel magistero, nel diritto canonico; rimangono pareri di cardinali importanti, tutto quello che si vuole, ma rimangono pareri.
A tutto ciò si deve aggiungere un punto decisivo: il testo non è eretico in senso proprio perché non nega il dogma dell'indefettibilità della Chiesa definito dal Concilio Vaticano I, tuttavia lo strumentalizza in modo improprio traendone conseguenze che il dogma non autorizza. Mentre le conseguenze che ho tratto io sono puramente logiche: se il dogma dice che la successione petrina durerà fino alla fine dei tempi, se nel 2036 non si può riprodurre la successione petrina, automaticamente è arrivata alla fine dei tempi. Cioè pura logica, no? Puro Logos dedotto dal dogma dell'indefettibilità. No, invece Padre Faré trova l'escamotage, trova la scorciatoia non si sa di che cosa.
Quindi il Vaticano I garantisce la permanenza della Chiesa e del primato petrino ma non fornisce alcuna base per dedurre automaticamente soluzioni operative concrete in casi estremi come quello ipotizzato. Ne risulta una contraddizione interna: mentre l'autore accusa altri di eresia, egli stesso piega una verità di fede a sostegno di costruzioni speculative (la devoluzione del potere, il concilio elettivo, il ruolo autonomo dei vescovi) che non hanno fondamento magisteriale vincolante. In questo modo una verità dogmatica viene trasformata impropriamente in un meccanismo giuridico. In sintesi, l'articolo denuncia giustamente una tesi sensazionalistica (perché il mio è un paradosso naturalmente) ma la sostituisce con una costruzione altrettanto ipotetica: usa il dogma in modo improprio, introduce soluzioni giuridiche non dimostrate e presenta opinioni teologiche come se fossero conclusioni obbligate, generando più confusione che chiarezza, tanto per cambiare.
Ribadisco in due parole: mentre la deduzione di Cionci proviene dal dogma dell'indefettibilità in modo assolutamente pulito e logico, la soluzione operativa di Padre Faré non ha alcun fondamento magisteriale o canonico. Quindi si basa su un'opinione di un cardinale del '500 che è vissuto in un'epoca in cui non c'era la Costituzione Universi Dominici Gregis, che ha abolito espressamente l'acclamazione e l'ispirazione. Ora qui si potrebbe fare un discorso di respiro teologico molto più ampio ma sul quale non sono in grado di intervenire perché non sono un teologo. Però voglio dire: se Giovanni Paolo II, naturalmente con dietro il cardinale Ratzinger, hanno prodotto questa stringente Costituzione che non consente vie di scampo molto facili (perché, insomma, potevano anche dire: nel caso in cui non sia possibile un conclave secondo le caratteristiche qui enumerate si autorizza l'elezione per acclamazione o per ispirazione)... no, la Universi Dominici Gregis è stata volutamente così stringente e così obbligante proprio per portare la Chiesa a una resa dei conti finale.
Che i papi abbiano per così dire innestato un meccanismo di autodistruzione programmata per "costringere" (grosse virgolette) il Padre Eterno a far arrivare la fine dei tempi? Cioè, se la Chiesa non dovesse dimostrarsi all'altezza del compito almeno si innesca il meccanismo di autodistruzione. Mi rendo conto che questa è una tesi un pochino ardita, però voglio dire: il principio che anima la Universi Dominici Gregis è di portare a un redde rationem la Chiesa, perché chiaramente questa Costituzione è stata fatta con un ben preciso criterio, cioè quello di arrivare a consentire l'antipapato gnostico malefico che tutti abbiamo visto per poi buttarlo nel fuoco. Cioè la Costituzione Universi Dominici Gregis è veramente uno snodo storico, per questo si dice: "Papa Benedetto ha aperto un mondo nuovo". Apre un mondo nuovo, una fase nuova perché la Costituzione Universi Dominici Gregis è un collo di bottiglia dove non si può più trovare un facile escamotage per risolverla sempre a tarallucci e vino. Basta con i tarallucci e vino per favore. Adesso si è arrivati alla resa dei conti col grande nemico, col serpente antico, e Padre Faré sta remando contro questa soluzione.
Lui non ha capito niente di quello che ha fatto Benedetto XVI, non ha alcun respiro teologico di quello che ha fatto Papa Benedetto. Cioè un teologo come lui dovrebbe cadere in ginocchio adorante di fronte a quello che ha fatto Benedetto XVI, perché qui si realizza tutto l'articolo 675 del Catechismo, l'impostura religiosa. Invece no, Padre Faré minimizza tutto: no di Francesco non si può dire che era massone, che era eretico perché no non si può eccetera; Benedetto XVI no non possiamo dire che si è fatto porre in sede impedita perché non possiamo indagare nel suo foro interno e così via; no ma la messa vabbè ci potete andare lo stesso anche se non è in unione con il vero Papa; la restrizione mentale larga no ma quelle sono tutte cose casuali; la decisio no ma quella non è una decisio, è una forzatura; la sede impedita no la sede impedita diciamo sarebbe solamente una spiegazione teorica nel caso in cui il Papa non è abdicatario ma è vivente; e poi la fine del mondo no ma alla fine del mondo alla fine si risolve così con i vescovi, con un concilio eccetera.
Questo è "tarallucci-e-vinismo", non ha nulla a che vedere con il respiro escatologico finale apocalittico di quello che è successo nel 2013 e che Padre Faré sta utilmente sabotando. Lo ripeto e lo ribadisco: lui è un sabotatore. Non so quanto sia consapevole di questa sua opera, è fattuale che dopo il primo exploit dell'ottobre '24 poi lui è andato a erodere in continuazione il mio lavoro. Si potrebbe perfino ipotizzare (ma questa è una pura ipotesi) che sia stato un programma definito fin dall'inizio. È una pura ipotesi eh, però voglio dire di questi tempi a pensar male si fa peccato ma si indovina; cioè che qualcuno gli abbia dato la missione di darmi un fuoco di paglia iniziale di ragione, creare un po' di scandalo e poi decostruire pezzo per pezzo la Magna Quaestio portata avanti da Cionci. Non ho alcuna prova per dire ciò, però quello che si sta verificando è esattamente questo.
Una cosa si può escludere senz'altro: cioè che Padre Faré stia portando avanti semplicemente una questione di precisione accademica. Perché la situazione è emergenziale, no? Siamo in presenza di un'usurpazione della Sede Petrina. Tutta questa acredine nei miei confronti, tutta questa puntigliosità, questo continuamente erodere i miei concetti, le mie conquiste, la mia opera che ha una sua militanza... vuol dire non aver capito o non voler capire la questione generale. L'obiettivo generale che è da perseguire. È come se in una guerra mondiale due paesi sono alleati e invece di collaborare contro il nemico comune, un alleato va a fare le pulci continuamente: "Ah ma mi hai mandato le munizioni che sono ramate però io le volevo ottonate; mi hai mandato gli elmetti che erano verniciati di grigio chiaro invece io li volevo di grigio scuro medio eccetera". Questo è una forma di sabotaggio, è una forma di sabotaggio. È sempre l'8 settembre con Padre Faré, no? Quando si entra in guerra poi appena si cominciano a prendere gli schiaffi si torna indietro e ci si rivolta contro l'alleato di prima.
Un 8 settembre continuato potrebbe altresì essere l'alternativa, essere che appunto, dovendosi togliere di dosso questo processo che vede sospese queste censure canoniche che lui ha ricevuto, si debba comunque trovare un modo per riallinearsi un minimo clericalmente corretto per cassare il processo, per archiviarlo. Però il meccanismo è esattamente lo stesso. Poi lo deve fare a spese mie? Lo faccia, lo faccia a spese sue, dica: "No no mi sono sbagliato su tutto eh avete ragione voi". Straccia il suo PDF dell'ottobre '24 senza venire a rovinare il mio lavoro! Cioè lui può rinnegare tutto quanto senza dover dare spiegazioni. E no, invece vuole pure fare la figura del grande teologo; cioè lui vuole togliersi dai piedi il processo però rimanendo con la facciata del grande teologo e questo a spese di Cionci, a spese delle verità. Questo mi dispiace, non si può fare.
Non si può fare perché l'oggettività è questa: Benedetto XVI ha fatto come Gesù Cristo, "qualcuno di voi mi tradirà", si è fatto tradire, si è fatto mettere in prigione, è morto. Adesso il Papa, la Sede Apostolica deve risorgere. È risorta con Leone XIV? No, mi dispiace. 108 falsi cardinali che l'hanno eletto più tutto il resto che sapete. Vedremo prossimamente anche la possibilità del conclavetto a 25 che, lo ribadisco, considero molto molto probabile. Vedremo però che tipo di problemi ci sono anche in una probabilissima evenienza circa il conclavetto segreto a 25 e troveremo delle sorprese molto molto interessanti. Un grazie di cuore a quei pochi, pochissimi, sempre meno che sostengono il nostro lavoro. Un caro saluto a tutti.
documento citato:
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