Sospeso don Ragusa. Un corto circuito teo-logico?
Il sacerdote ha ribadito la dottrina dopo le parole di Bergoglio
La misericordia della nuova Chiesa bergogliana fa sentire di nuovo la sua carezza: don Fabio Ragusa, il viceparroco di Borgio Verezzi (SV), il quale durante un’omelia aveva detto che Francesco aveva sbagliato a pronunciare quelle parole sulle unioni civili - e ancor più a non smentirle - è stato sospeso dal suo vescovo Mons. Guglielmo Borghetti.
Ora non può più celebrare messa, né confessare o prendere parte a cerimonie pubbliche ed è stato interdetto da tutti gli atti di governo ecclesiastico.
Negli effetti è quasi una sospensione a divinis, la pena disciplinare più severa e dolorosa per i sacerdoti. Stando ad alcuni confratelli, pare non vi sia stato alcun “paterno ammonimento” preventivo, come vuole il Codice di Diritto Canonico, né alcuna pubblicazione della notizia, secondo la prassi.
L’articolo impugnato per l’annichilimento del sacerdote è il n. 1373 del Codice di Diritto Canonico: “Chi pubblicamente suscita rivalità e odi da parte dei sudditi contro la Sede Apostolica o l’Ordinario per un atto di potestà o di ministero ecclesiastico, o eccita i sudditi alla disobbedienza nei loro confronti, sia punito con l’interdetto o altre giuste pene”.
In realtà, Don Fabio non ha suscitato alcuna rivalità contro la Sede apostolica, semmai contro le affermazioni di Bergoglio sulle unioni civili (ribadendo la dottrina di sempre), ma di odio nessuna traccia.
Nell’omelia ha detto: “Come mai quest’uomo, privatamente, tenda ad essere eretico, è un mistero”. Poi è stato subissato dalle proteste dei fedeli senza poter argomentare. Notevole come oggi siano i laici a insegnare la dottrina, non più i sacerdoti. Hairetikós , dal greco, vuol dire “colui che sceglie”, qualcuno che fa di testa sua, insomma.
Il paradosso è che era stato proprio il vescovo Borghetti, nominato nel 2016 da Bergoglio alla diocesi di Imperia-Albenga, a specificare poco tempo fa sulla testata Ivg.it che, nell’enciclica Amoris laetitia del 2015, Francesco stesso metteva nero su bianco di essere sulla linea di Giovanni Paolo II: “Riconoscere legalmente le unioni omosessuali significherebbe non soltanto approvare un comportamento deviante, rendendolo un modello nella società attuale, ma anche offuscare valori fondamentali che appartengono al patrimonio comune dell’umanità. La Chiesa deve difendere tali valori, per il bene degli uomini e di tutta la società”.
E allora la domanda è lecita: perché don Ragusa è stato sospeso se Bergoglio ha contraddetto non solo il Magistero cattolico, ma anche se stesso? Che nel famoso documentario egli si sia pronunciato favorevole alle unioni civili è incontestabile, non a caso la Santa Sede si è affannata ad assicurare che “la dottrina è sempre quella”.
Delle due l’una: o è cambiata la dottrina - e allora non c’è bisogno di alcuna rettifica da parte della Santa Sede - oppure Bergoglio ha scelto di esprimere un “parere personale” che contraddice la dottrina. E allora avrebbe ragione don Ragusa.
In molti hanno tentato di giustificare l’inquilino di Santa Marta dicendo che si trattava di un “parere personale”, ma questo non riguardava, per dirne una, il referendum sul taglio dei parlamentari. In quel caso, Francesco avrebbe potuto esprimere senz’altro un parere personale, più o meno condivisibile, perché non era questione dai palesi risvolti bioetici o morali.
Nel caso delle unioni civili, invece - dato che queste non impongono certo la castità - Francesco si è detto favorevole a che lo stato ratifichi e regolamenti comportamenti sessuali che la Chiesa considera, stando al Catechismo “intrinsecamente disordinati, contrari alla legge naturale. Precludono all'atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati”. Un bel corto circuito.
La sensazione è che la logica interna alla dottrina cattolica stia facendo implodere tutto quello che non è coerente.
Nel frattempo, a farne duramente le spese sono i sacerdoti che vogliono mantenersi fedeli alla parola di Cristo e alla Tradizione della Chiesa.