Trump sconfitta lezione temi socialismo abbandonati i democratici attenti a stile bon ton dettagli nuova sfida per sovranism

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La lezione Trump: Sovranismo contro ”Internazionale narcisista”

A meno di non assistere a qualche colpo di scena finale, la sconfitta quasi certa di Trump segna la nuova sfida per i leader sovranisti: il terreno di scontro del futuro non sarà sui CONTENUTI, (ormai ovvi), ma sulla FORMA.

Questa dicotomia potrebbe aggiungersi a quella già individuata in questo articolo sui due grandi sistemi di pensiero che oggi si scontrano: Qui l'approfondimento

Il grande nemico da abbattere, quindi, sarà il Narcisismo: un pifferaio che ipnotizza milioni di persone indirizzandole a sinistra persino contro i loro stessi interessi. Perché, infatti, l’elettorato democratico non ha apprezzato gli “zero tituli” di Trump alla voce “esportazione di democrazia”? E i buoni risultati sull’occupazione e sugli altri temi cari al socialismo?

Probabilmente non si è ancora compreso a fondo il potere seduttivo dell’appartenere a una élite estetico-intellettuale.

Un esempio? I pro-immigrazione: costoro non provano autentica solidarietà umana - e la prova è che tale empatia non vale allo stesso modo per i concittadini stuprati, mangiati, o presi a picconate – ma gli accoglientisti esprimono fondamentalmente un messaggio egoico subliminale: “Io ce l’ho fatta: vivo in una bella zona e l’insicurezza portata dai clandestini non mi tange. Appartengo alle classi dominanti e, ovviamente, sposo il loro pensiero”.

Un’altra forma larvatamente narcisistica è l’adesione al dirittismo Lgbt: “ Sono così evoluto che accetto ogni stravolgimento in materia familiare e bioetica. Il mondo dei vecchi, coi suoi valori stantii, non mi appartiene perché sono ancora giovane e bello”.

L’europeismo/globalismo fornisce, poi, ritorni autoreferenzialistici ancora più raffinati: “Ma basta dai, ancora con l’Italietta e queste visioni di voi provinciali. Io ho una visione internazionale, sono un cittadino del mondo, ho viaggiato, conosco le lingue…”.

Ci si potrebbe divertire ancora a lungo individuando il vanesio sottotesto in ogni posizione “dem”.

Quell’intimo senso di superiorità che alberga spesso nei laureati in Lettere e Filosofia è stato democratizzato, standardizzato e diffuso come un prodotto di consumo: “Spocchia radical prêt-à-porter”.

Così, il contatto coi bisogni della gente, in politica, da moltissimi elettori non viene più visto come un valore, ma diventa un “tevvibilmente volgave ” sintomo di vicinanza con gli zoticoni.

I giovani poi, da millenni in cerca di una identità mai trovata, si strafanno di ideali chic presi a basso costo dal discount progressista: la pace, l’ecologia, l’accoglienza, l’”ammore” perché i valori tradizionali sono “da vecchi”. (In effetti, bisogna ammettere che chi è di sinistra, con la maturità, può finire talvolta a destra, ma non si verifica mai il contrario. Curioso).

Comunque, solleticando questa vanità medio-borghese, la sinistra occidentale raccoglie milioni di voti e colpisce l’avversario nel suo punto debole: la forma.

Trump è stato infatti massacrato per le battutacce, le scivolate, le ineleganze, le donnine, perfino per come tiene il bicchiere (con due mani pensate!). A proposito, la mano stretta a Kim Jong Un si è svuotata completamente di significato quando Donald non ha raccolto quella di Melania, scendendo dall’aereo.

Bagattelle, certo, che producono, però, effetti di un certo peso: Biden adesso autorizzerà ovunque l’aborto al 9° mese, come da programma, e migliaia di bambini saranno fatti a pezzi. Tutto per qualche gaffe trumpiana di troppo.

Pensiamo al nostrano Salvini: è stato messo in croce per come mangia le ciliegie, per le foto coi biscotti, per le parolaccette, il mohito, il Papeete, la felpa, la panza, le divise della Polizia etc. E ora siamo senza decreti sicurezza e la gente viene decapitata.

Non è un caso che la Meloni voli nei sondaggi: nonostante qualche ruggito “Garbatella-style ”, la giovane signora si presenta sempre carina, decisa, ma a modo, e lascia che Matteo faccia da parafulmine per gli attacchi degli arbiter elegantiarum avversari.

I leader di destra sappiano, dunque, che saranno inchiodati dall’”Internazionale narcisista” non sui fatti, ma sulle sciocchezze, sullo stile, sul linguaggio, sul bon ton a tavola, sul garbo con la moglie, in un grande, bigotto e pettegolo salotto di Versailles mediatico.

Il sovranismo italiano ha, quindi, urgente bisogno di nuovi panni, eleganti e fascinosi: occorre un nuovo, assertivo rigore, un orgoglio della serietà, una NUOVA ESTETICA che trascenda i consueti, rassicuranti modelli nazional-popolari “pizza-Nutella-Tricolore” per competere con le seduzioni del radicalchicchismo.

Si può essere vicini al popolo anche con signorilità: si ricordi don Enrico Berlinguer, nobile sardo e cavaliere ereditario. Si può dire la verità senza sbraitare, in giacca e cravatta, si può agire pro-vita senza fare i gagà con le ragazze.

Conservare la Patria, l’Identità e la Famiglia dovrà figurare come l’obiettivo di una élite coraggiosa, integerrima e colta, depositaria di una missione alta come quella del restauratore, del filologo, o del chirurgo che opera e che salva. E il popolo percepirà questo prestigio.

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