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Cari amici, allacciate le cinture di sicurezza perché oggi leggeremo insieme una straordinaria intervista di Monsignor Gänswein ad Ezio Mauro, direttore di Repubblica, intitolata: “Così Francesco volle incontrarsi con Benedetto”. Sapete, oggi ricorre un anno dalla morte dell'antipapa Francesco. Qualche giorno fa è uscita la notizia che il Tribunale Penale Vaticano ha indagini in corso sulla questione della sede impedita e dell'attentato da lui subito nel 2012 ed, evidentemente, adesso bisogna metterci una pezza.
Così intervistano Monsignor Gänswein che però, questa volta, veramente ci porta in giro in moto sui tornanti della restrizione mentale larga: quel metodo di comunicazione sottilmente logico per far capire la verità a chi ha orecchie per intendere. Domanda: “Monsignor Gänswein, lei oggi è Nunzio Apostolico a Vilnius, in Lituania, ma come segretario particolare di Ratzinger è stato testimone di un evento eccezionale, un inedito nella modernità: la convivenza nello stesso spazio e nello stesso tempo di due papi. È stato complicato?”.
"Qui si deve distinguere bene", perché sapete la storia del ministero allargato, no? Un membro attivo e un membro contemplativo. Il Papa emerito, il Papa impedito, era il membro contemplativo; il membro attivo era l'antipapa regnante, il Papa illegittimo, l'illegittimo successore di San Pietro, appunto, che era Bergoglio. “Qui si deve distinguere bene: c'era un solo Papa; l'altro veniva comunque chiamato Papa, ma era in realtà il Papa emerito”. Vedete com'è costruita questa frase? Non si capisce a chi dei due si riferisca: il Papa, o l'altro che veniva comunque chiamato Papa ma era in realtà il Papa emerito. Cioè, potrebbe dire: c'era un solo Papa, cioè Benedetto XVI; l'altro, Bergoglio, veniva comunque chiamato Papa ma era in realtà il Papa emerito. Chi, il Papa? Il solo Papa? È una costruzione anfibologica, naturalmente. “Questa è una grande differenza. Capisco l'effetto ottico, le due immagini con l'abito bianco”. Non dice “i due papi con l'abito bianco”: “le due immagini con l'abito bianco”, perché uno era il riflesso opposto dell'altro. Qual è l'effetto ottico con due immagini con l'abito bianco? Una allo specchio, chiaramente: cioè sono l'uno l'opposto dell'altro.
Papa Benedetto... attenzione adesso, no? Qui sembra confermare ad Ezio Mauro che Benedetto XVI avesse abdicato. Non dice nulla di tutto ciò. Dice però: “Benedetto ha lasciato la pellegrina, ha posato anche la fascia e ha cambiato il colore delle scarpe per marcare la differenza”. Non ci sta dicendo: “Sì, Papa Benedetto era abdicatario” eccetera eccetera. No, ci sta dicendo che lui ha lasciato la pellegrina, la fascia e il colore delle scarpe perché l'aveva già detto tempo fa, l'aveva riferito il professor Riccardi: l'abbandono del ministerium, della potestà, lui l'aveva segnalato lasciando la pellegrina e la fascia. Anche perché dovete sapere che la pellegrina si lascia quando si è dentro un luogo chiuso; siccome lui è andato in prigione — questo l'ho capito adesso — ha tolto la pellegrina perché stava dentro, stava in prigione, impedito.
“Ma certo, c'era una convivenza inedita tra un Papa regnante e un Papa emerito come Benedetto ha voluto essere chiamato”. Cioè tra un antipapa regnante, un Papa di una chiesa scismatica come era il “Santo Padre Francesco” — così lo chiamava Benedetto XVI — e un Papa emerito, che è sinonimo di Papa impedito. Lo sapete, il riferimento è al vescovo emerito: il vescovo emerito perde il ministerium e trattiene il munus. Questo, nel caso del Papa, si può verificare solo per sede impedita. “L'ha scelto lui, l'ha scelto lui”. Sì, ha scelto Papa Benedetto di creare questa situazione con la decisio, annunciando l'usurpazione del papato, la sede impedita, eccetera.
“Al momento delle dimissioni di Ratzinger il clima in Vaticano era turbolento per lo scandalo di Vatileaks, la fuga delle carte dalla stanza del Papa, le voci di ricatti sessuali. Quanto questo clima ha pesato su Ratzinger e sulla sua rinuncia?”. “Tutto ciò che lei ha ricordato non c'entrava niente. Né Vatileaks, né le cosiddette cordate omosessuali o altro”. Infatti questa scelta, questa decisione di Papa Benedetto, viene a causa dell'attentato da lui subito a Cuba nel 2012, su cui il Tribunale Vaticano, il promotore, sta conducendo indagini. “La rinuncia era frutto di una profonda riflessione, di una forte preghiera. Il Papa ha rivolto la domanda alla sua coscienza e poi ha deciso con una decisio”. Ha deciso. Ce lo sta dicendo Monsignor Gänswein: che la Declaratio era una declaratoria di decisio, che è un decreto penale che il Papa emette in via extraprocessuale nel caso dei crimini più gravi contro la fede.
“Al momento della fumata bianca, Benedetto era a Castel Gandolfo e lei era in Vaticano. Cosa ricorda?”. “Ho visto la fumata bianca nel mio ufficio, sono salito subito verso la Sala Regia, davanti alla Sistina. Non sapevo niente, ero curiosissimo. Poi si è aperta la porta e da lontano ho visto i cardinali che si congratulavano con il nuovo Papa”. Il nuovo Sommo Pontefice di cui si parla nella Declaratio naturalmente: un antipapa, un Papa illegittimo convocato mentre l'altro era impedito e non abdicatario. “Ma subito ecco il nome di Jorge Mario Bergoglio correva per tutta la sala come un incendio”. Qui, diciamo, l'incendio si potrebbe riferire a un'immagine un po' infernale.
“Lei ha incontrato immediatamente Francesco. Cosa le ha detto?”. “Volevo fargli gli auguri, ma prima ancora che io potessi dire qualcosa lui mi ha interrotto: ‘Vorrei incontrare Benedetto, lei può aiutarmi?’”. “E lei ha chiamato Castel Gandolfo e ha passato al telefono il Papa al nuovo Papa”. Diciamo la verità, è stato un po' più difficile perché io chiamavo direttamente il numero della stanza del Papa, ma in quel momento a Castel Gandolfo tutti guardavano la televisione e non pensavano al telefono. Infatti questa storia del tentativo di Bergoglio di chiamare Papa Benedetto è arcinota, l'ha confermato anche Benedetto XVI. Poi Monsignor Xuereb ha cercato di spacciare la bufala per cui poi Papa Benedetto fosse riuscito a parlare in una seconda telefonata con Bergoglio e lì gli avesse promesso obbedienza e reverenza.
Adesso attenzione: che cosa dice Gänswein? Dice: “Tutti guardavano la televisione e non pensavano al telefono. Ho dovuto passare attraverso la Gendarmeria e sono riuscito finalmente a fare questo collegamento”. Ma il collegamento tra cosa? Tra il Vaticano e Castel Gandolfo. Ma non specifica che poi Benedetto ha parlato con Papa Francesco, capite? Quindi non viene specificato che Bergoglio riesce a parlare con Papa Benedetto. Lui riesce a fare solamente il collegamento con Castel Gandolfo, ma Papa Benedetto non ha parlato con Bergoglio. Infatti, in “Ultime conversazioni”, Benedetto XVI parla solo della telefonata fallita, del tentativo di telefonata fallita, e non dice affatto che poi è riuscito a parlare con Bergoglio e a promettergli obbedienza e reverenza, come la bufala spacciata da Monsignor Xuereb che poi ho denunciato anche al Tribunale Vaticano. Eh, pensate che queste cose passino lisce? Ho messo tutto nelle integrazioni depositate.
“Lei, come Prefetto, accompagna Francesco a visitare l'appartamento papale col Cardinale Bertone che spezza i sigilli. Due settimane dopo Francesco spiega proprio a lei che non vuole vivere nell'appartamento. È uno strappo che la sorprende?”. Meraviglioso qua: “Il Papa...” — non specifica se Bergoglio o Benedetto — “...mi ha detto di trovare qualcos'altro”. Papa Benedetto mi ha detto di trovare un'altra abitazione per Bergoglio, perché lui non poteva andare nell'appartamento apostolico perché non era il Papa. “Ma devo confessare che subito non ho preso sul serio la questione. Poi però ho capito che non andava bene con l'appartamento”. Ha capito che, non essendo il Papa, Bergoglio doveva andare da un'altra parte. “Più tardi Papa Francesco lo ha rivelato lui stesso: ‘C'erano problemi psicologici’, mi ha detto in modo scherzoso. Poi ha spiegato la ragione: ‘Non ho mai vissuto in stanze così grandi, io voglio abitare in stanze più piccole’”. Ripeto: anche questo è totalmente anfibologico perché quando lui dice “Il Papa mi ha detto di trovare qualcos'altro”, non si capisce se è Papa Francesco o Papa Benedetto, giusto?
“Il primo incontro tra i due papi è a Castel Gandolfo, quando Benedetto consegna a Francesco la scatola con tutti i documenti che riguardano le conclusioni dell'indagine cardinalizia su Vatileaks. Cosa ricorda di quel giorno?”. “Era il 23 marzo del 2013. Ricordo che al momento di entrare nella cappella Papa Benedetto voleva lasciare la precedenza a Papa Francesco, che si è rifiutato. La stessa cosa per l'inginocchiatoio”. Questa cosa sì, è vera, è fattuale, però non ho ancora ben capito cosa potrebbe nascondere dietro. Non so se c'è qualche storia sul penitente, ci deve essere qualche faccenda simbolica dietro se Monsignor Gänswein insiste su questo fatto.
“Poi sono passati nell'ufficio del Papa”. Appunto, cioè l'ufficio di Papa Benedetto, no? Sono passati nell'ufficio del Papa, cioè Bergoglio è ospite di Benedetto, no? E lui lo fa entrare, gli dà la precedenza. “Poi sono passati nell'ufficio del Papa”, cioè l'ufficio di Papa Benedetto, che era lui il Papa. “E sul tavolo c'era questo famoso scatolone con tutto ciò che riguardava il caso Vatileaks. Benedetto mi ha chiesto di preparare tutto, lui voleva spiegare a Francesco il contenuto e cosa ne pensava. Lo ha fatto, come al solito, per iscritto e ha messo tutto dentro”. Quindi Papa Benedetto nell'indagine Vatileaks ha messo tutta la questione: l'attentato, la sede impedita eccetera eccetera.
“Si può dire che, consegnando quella scatola, è come se Benedetto si fosse tolto dalle spalle il peso degli scandali?”. “Sì, c'era un peso in quella vicenda. Si può proprio dire così”. Qual è il peso della vicenda? L'usurpazione del papato. Quindi è verissimo quello che vi dicevo io: che Papa Benedetto ha messo Bergoglio di fronte alle sue responsabilità. Grazie Monsignor Gänswein, grazie, finalmente una boccata d'ossigeno!
“Come mai Benedetto, così attento a gestire la coesistenza tra i due papi, ha scelto di vivere in Vaticano, lo spazio del Pontefice?”. “Lui stesso l'ha detto: voleva rimanere nel recinto di San Pietro”. Il recinto, il lager di San Pietro, la prigione, no? Non è difficile da capire. Questa storia del recinto di San Pietro va avanti da tredici anni; chissà se Ezio Mauro l'ha capita. “Io una volta, quando era ancora regnante, gli ho domandato: ‘Santo Padre, dove andremo? Dove vuole vivere? Castel Gandolfo, i Giardini Vaticani?’. ‘No’, mi ha risposto, ‘nel piccolo monastero Mater Ecclesiae’”. Quel luogo gli consentiva di essere dentro, cioè di essere in prigione. Essere dentro ma distante, appartato. Quindi lui sceglie Mater Ecclesiae perché lì dentro poteva rimanere impedito nel recinto di San Pietro per conto suo, indisturbato.
“I rapporti tra i due papi attraversano momenti difficili, come quando Ratzinger scrive la prefazione al libro del Cardinale Sarah sul celibato sacerdotale mentre il sinodo per l'Amazzonia discute del tema. Cosa è successo?”. “Devo un po' correggerla. Papa Benedetto non ha scritto una prefazione a un libro del Cardinale Sarah. Sarah ha informato Papa Benedetto che stava scrivendo un libro e ha chiesto se aveva qualche osservazione non sul celibato ma sul sacerdozio. Benedetto ha scritto una trentina di pagine; dunque non è stato mai scritto un libro a quattro mani e non c'è mai stata l'intenzione di pressare col libro Papa Francesco sul celibato”. Perché tanto sarebbe stato tutto invalido.
“Lei ha detto: ‘Come collaboratore di Ratzinger, evidentemente mi porto addosso un marchio di Caino’. Che cosa intende?”. “No, questo io l'ho detto ma in generale, non in riferimento a Papa Francesco. È chiaro che il personaggio Joseph Ratzinger suscitava amici e nemici, diciamo così, e dato che io sono stato per tantissimi anni suo collaboratore molto stretto, questo marchio mi è rimasto addosso e può darsi che lo stesso Papa Francesco lo abbia percepito”. Cioè: mi odiava. Anche lui pensava che io fossi un Caino e così via.
“Ma nel tempo Ratzinger è diventato un punto di riferimento per l'ala conservatrice del cardinalato, critica di Bergoglio. È la prima volta di un confronto tra due papi con idee diverse. Come l'ha vissuto Benedetto?”. “In realtà si è esagerato fortemente il dato reale, quasi ci fosse una vera e propria processione al monastero. Ci sono state alcune osservazioni sul comportamento e sulle scelte di Francesco, ma è una cosa molto normale commentare una decisione del Papa”. Fantastico: è normale commentare la decisio di Papa Benedetto, il decreto penale di Papa Benedetto. Cioè, il Papa non è di per sé proibito. “Però non è vero che Benedetto è diventato un po' il confessore per tutta quell'ala che lei ha chiamato conservatrice. Questo non mi risulta”. Cioè, ci sta dicendo che il supporto dei cardinali non è che sia stato chissà che cosa. C'è stato qualche commento sulla decisio di Papa Benedetto, del Papa, sul decreto penale del Papa.
“Ma un punto di contrasto reale c'è: Benedetto ha giudicato sbagliata la scelta di proibire la messa del rito antico nelle parrocchie. Ne hanno mai parlato i due papi?”. “Benedetto non ha mai commentato il motu proprio Traditionis Custodes di Papa Francesco. Nel mio libro ho scritto che quando abbiamo letto l'Osservatore Romano il cuore di Benedetto è diventato pesante. Questo è vero, ma lo dico io, non lui”.
“Le chiedo: i due papi erano diversi culturalmente o teologicamente? Nel metodo, nella sostanza?”. “Tutto ciò che lei ha detto finora conferma che erano diversi, e questa non è una cosa cattiva perché la biografia è la biografia e anche l'esperienza di vita è differente. La diversità è una complementarietà, non è qualcosa che condiziona ma che arricchisce”. Attenzione adesso, attenzione adesso.
“E secondo lei che cosa avevano in comune Benedetto e Francesco?”. “Erano tutti e due testimoni della Risurrezione del Signore. Con tutta la diversità nella personalità, questo aspetto era identico ed è il più rilevante”. Certo, perché il ministero allargato fra Papa impedito e antipapa impeditore costituisce uno snodo escatologico: quindi il Signore risorge con la risurrezione della sua Chiesa. Bergoglio sapeva di non essere il Papa, sapeva di essere un Giuda. Benedetto XVI: la Sede Apostolica deve risorgere.
“Alla morte di Benedetto lei chiamò per primo Francesco, che arrivò subito al monastero. Che cosa accadde in quel momento?”. “Papa Francesco mi aveva detto: ‘Quando arriva l'ora mi chiami direttamente’. L'ho fatto con il cellulare, poco dopo il Papa è arrivato”. Anche qui, anfibologica: poco dopo il Papa è arrivato. Chi? Papa Francesco è venuto fisicamente o Papa Benedetto è arrivato nel senso che ha terminato la sua vita? “Eravamo nella stanza da letto vicino alla salma di Benedetto. Francesco ha benedetto il suo predecessore”. Sì, perché lo ricordiamo: Bergoglio come antipapa era successore illegittimo di Papa Benedetto. “Poi si è seduto accanto, è rimasto in silenzio alcuni minuti, quindi abbiamo pregato tutti insieme”.
“Monsignore, com'è cambiata la sua vita dopo la morte di Ratzinger?”. “La sua scomparsa è stata un'esperienza personalmente molto sofferta”. Quattro anni dopo la rinuncia — la rinuncia appunto a suo danno al ministerium per sede impedita, cioè l'esilio. “Un giorno Papa Benedetto mi disse: ‘Non pensavo che dalla porta del nostro piccolo monastero fino alla porta del cielo di San Pietro la strada fosse così lunga’. Un'altra volta ha aggiunto: ‘Se il buon Dio mi darà forse ancora un annetto sarà molto generoso’”. Poi gli anni sono diventati quasi dieci, quindi vedete bene che quella storia di Papa Benedetto stanco, malato, che non ce la faceva più eccetera, è stata smentita dalla storia.
Adesso c'è il botto finale, preparatevi. “Tempo fa le ho proposto questo schema sui tre papi della contemporaneità: Wojtyla l'anima, Benedetto la mente, Francesco il cuore”. Attenzione adesso. “Come definirebbe Papa Leone?”. “Questa domanda è difficile adesso, ma il nome stesso già dice qualcosa, non le pare?”.
Allora. Lettura A per i cretini: il nome di Leone che cosa evoca? Il coraggio, la forza, no? Ma come si chiama Papa Leone XIV al secolo? Prevost. Che vuol dire Prevost? Vuol dire presbitero, vuol dire prete. Quindi lui ci sta dicendo che Leone XIV non è il Papa, ma è un semplice prete perché non è neanche vescovo lecitamente ordinato, capite? Ma attenzione adesso, perché arriva il botto finale.
Domanda: “Tempo fa le ho proposto questo schema sui tre papi della contemporaneità: Wojtyla l'anima, Benedetto la mente, Francesco il cuore. Come definirebbe Papa Leone?”. “Questa domanda è difficile adesso”. Eh, certo, lui si trova in imbarazzo a rispondere a una domanda così stringente e qui trova la soluzione geniale, genio totale: “Ma il nome stesso di Papa Leone già dice qualcosa, non le pare?”.
Lettura A per cretini: Leone che cosa evoca? Il coraggio, la forza. Quindi diciamo: Wojtyla l'anima, Benedetto la mente, Francesco il cuore, Leone la forza, il coraggio — poi peraltro del tutto smentito nei fatti. Anfibologia: come si chiama Papa Leone? Prevost. E Prevost che vuol dire? Sacerdote, prete. È un prete con un ruolo eminente, spesso parroco di una chiesa importante o capo di un capitolo. Quindi ci sta dicendo che Leone XIV non è il Papa, ma il suo nome Prevost ci ricorda che è un prete eminente, un vescovo ordinato illecitamente sotto Bergoglio.
Devo dire che Monsignor Gänswein ci ha dato un bell'aiuto con questa intervista. Abbiamo capito che anche lui si è stancato; soprattutto ci ha dato un mega assist per comprendere che Leone non è il Papa, ma il suo nome dice qualcosa: Prevost. Grazie Monsignor Gänswein!
Naturalmente lui, diciamo, prenderà le distanze da questa mia interpretazione. Il solito mainstream continuerà a far finta di niente, i soliti nemici continueranno a farmi passare per complottista. Va bene, sono sei anni che va avanti questa storia, però intanto il Promotore di Giustizia ha aperto le indagini, ci sta lavorando da più di un anno e quindi, insomma, io vi rinnovo sempre questo suggerimento: cominciate a fare dei biglietti aerei, dei biglietti aerei per dei posti molto lontani dove riuscirete a far perdere le vostre tracce. Poi, se li prendete adesso, costano di meno.
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